giovedì 28 luglio 2011

Mini recensione - Hobo with a shotgun (con Rutger Hauer)

Capolavoro di gore, ironia nera, cinismo e "denuncia", supportato da una fotografia micidiale, musiche che riportano ai John Carpenter d'annata, e una regia più che efficace. Per me è già un cult.
Machete, del buon Rodriguez (che comunque amo), a confronto era un compitino ben fatto e poco più.

Trailer

Colonna sonora


Per approfondimenti

lunedì 6 giugno 2011

Attento a dove ti perdi, amico mio

Piovve per tutto il giorno che passò davanti la tomba del suo amore
disse addio alla sua famiglia e ai suoi amici
buttò le sue cose in un'auto arrugginita
e si lanciò nella pioggia.
Arrivò a una chiesa in rovina
Dove viveva un vecchio
Che gli disse "attento a dove ti perdi, amico mio"

E parlò di significati perduti e senza nome
Che non si sono mai spostati dai loro logori e consumati luoghi
Di cose trovate nella ricerca infinita
di verità nascoste dietro la favola
Sotto la cenere e le braci giace solo una storia da raccontare
Attento a dove ti perdi, amico mio

C'è un fiore, sbocciato in una buia caverna
E' così bello, ma deve essere salvato
Eppure appassirà e morirà
Se mai questo fiore abbandonerà l'oscurità per la luce del sole

Calexico, Stray

lunedì 2 maggio 2011

Singapore - Tom Waits [Traduzione]


Percussivo, teatrale, immenso.

Tom Waits, Singapore

Ci imbarchiamo questa notte per Singapore,
Siamo tutti pazzi come cappellai, qui
Ho perso la testa per una berbera dalla pelle olivastra
Sono partito per la terra dei sogni
Bevuto assieme ai cinesi
Camminato per le fogne di Parigi
Danzato assieme ad un vento colorato
Penzolato da una corda di sabbia
Ora devi dirmi addio

Ci imbarchiamo questa notte per Singapore,
Non addormentatevi mentre siamo sulla terraferma
Fate una croce sul vostro cuore e sperate di morire
Quando sentirete i bambini piangere
Lasciate che le vostre ossa e la mannaia decidano il loro cammino
Mentre consumate i vostri peccati di carne
Attraverso il vicolo, tornerò dall'inferno
Quando sentirai quella campana suonare
Mi dirai addio.

Pulitele bene con la benzina
Fino a quando le vostre armi non saranno lucide e dannate
Da questo momento questa vecchia nave sarà la vostra casa
Leviamo l'ancora, dunque.

Salpiamo questa notte per Singapore
Prendete le coperte dal pavimento
Sciaquatevi la bocca fuori dalla porta
La città è di ferro e pietra
Ogni testimone sparirà
Diventeranno tutti sogni italiani
Riempitevi le tasche di terra
Portate via roba da poco
Via ragazzi, via, leviamo l'ancora.

Il capitano è un nano senza un braccio
Che lancia i dadi sulla banchina
Nel regno dei ciechi, un uomo con un occhio solo è re
Ricordatevelo

Ci imbarchiamo questa notte per Singapore,
Siamo tutti pazzi come cappellai, qui
Ho perso la testa per una berbera dalla pelle olivastra
Sono partito per la terra dei sogni
Bevuto assieme ai cinesi
Camminato per le fogne di Parigi
Danzato assieme ad un vento colorato
Penzolato da una corda di sabbia
Ora devi dirmi addio

http://youtu.be/TRbqtoH3gjA


domenica 24 aprile 2011

Feticismi

Stasera vorrei un film con le formiche giganti e l'esercito che spara coi carrarmati ma non riesce a fermarle, e uno scienziato alto non più giovane con la faccia seria che nessuno lo caga ma lui saprebbe come fare per liberare la città dagli insettoni, e che a un certo punto si mette in auto per andare a salvare la sua fidanzata che è bloccata in una stazione di servizio, che il caso ha voluto essere vicina alla tana dei formiconi.

Una film con un titolo tipo "It came from the desert", come quel videogioco uscito 20 anni fa e che si rifaceva ai film del periodo nucleare degli stati uniti.



p.s: Strani feticismi, lo so...

venerdì 22 aprile 2011

Folgorante (Il grande sonno)

"Il grande sonno - 1946"

Non so di cinema quanto vorrei, e ancor meno di letteratura, ma questo scambio di battute (quasi un 'a solo' del Generale, in realtà) mi ha letteralmente folgorato... perfetto, tagliente e più "profondo" di quanto uno si possa aspettare di trovare in un classico del genere hard-boiled, girato quasi settanta anni fa.

Merito di Chandler, sicuramente, e di un Faulkner scelto come sceneggiatore (Faulkner!!). E di un Humphrey Bogart favoloso, anche quando sta zitto.

Location: La serra privata di un vecchio generale in pensione, seduto su una sedia a rotelle. Caldo umido, soffocante.

"Norris, il maggiordomo: Il signor Marlowe, generale.

Philip Marlowe: Molto lieto.

Generale: Si sieda, prego. Brandy, Norris. (rivolto a Marlowe): Come lo vuole il suo brandy?

Marlowe: Nel bicchiere.

Generale:
Io lo prendevo con lo champagne, champagne freddo come il ghiaccio... con qualche dito di brandy.
(rivolto a Norris) Dagli una razione seria (si gira verso Marlowe) Mi piace veder bere la gente. Così va bene, Norris.
(vede Marlowe in difficoltà a causa del caldo) Può levarsi la giacca, se vuole.

Marlowe: La ringrazio.

Generale:
Fa troppo caldo qui per chiunque abbia sangue nelle vene. Ah, e può anche fumare. Mi godo ancora l'odore del tabacco.
Gran bell'affare quando uno è ridotto a godersi la vita per procura. Lei sta contemplando in me i miseri e malinconici resti di una vita spensierata.
Paralisi completa degli arti inferiori.
Non mangio quasi niente e il sonno è così vicino alla veglia che quasi si confondono.
Si può dire che vivo di calore, come un ragno appena nato.

(Si gira a guardare le orchidee alla sua sinistra)

Le orchidee sono una scusa per il caldo. (Torna a gurdare Marlowe) Ama le orchidee?

Marlowe: Non particoIarmente.

Generale: Sono orribili. La loro carne assomiglia troppo a quella umana, e il profumo ha la putrida dolcezza della corruzione."


Sono rimasto senza parole, e mi sono levato il cappello.

lunedì 18 aprile 2011

Aculei

Un'altra domenica,  un'altra giornata dove il lavoro non può assolvere a quell'unica altra funzione che riesce a rendermelo in qualche modo utile, oltre a quella di fornirmi lo stipendio. Ovvero distrarmi.

Distrarmi dal dolore provocato dagli aculei, che questa volta invece di fermarsi sulla pelle, si sono conficcati in profondità.
Pensavo di essermi abituato, pensavo di essere diventato bravo non solo a schivare i colpi, ma anche a non darle motivo di difendersi da me.
Ho tagli e cicatrici, e so che in parte me li sono cercati, ma questa volta è stato diverso, l'attacco è stato frontale e violento, come quello di un animale in trappola. Mi ha ferito, non solo il colpo sferzato, ma il sapere che in cuor mio ho fatto tutto il possibile perchè si fidasse di me,  per farle capire che non le avrei mai fatto del male,  che sotterrare una parte di cuore e una parte di me per poter comunque stare al suo fianco è stata una delle cose più difficili che abbia mai tentato di fare, e che forse, anzi sicuramente non era bastato.
E mi ha ferito scoprire che stava male per colpa mia. Mi chiedo cosa ho fatto... sarò stupido, sicuramente, ma non lo so, non lo so davvero.
Ed è primavera, stagione che per qualche motivo ho sempre associato a lei, e non gliel'ho mai neppure detto.
Di solito riesco a fingere di non sentire quelle fitte, ma non oggi. Oggi fanno male.



martedì 5 aprile 2011

Cadere dentro un'alba

"L'alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone d'un residuo di sogno e d'un principio di pensiero." (V. Hugo)

Mi sveglio in auto, di soprassalto, in preda alla sensazione di cadere. Pochi secondi per riprendermi, e mettere a fuoco dove mi trovo. Mi osservo attraverso lo specchio retrovisore, non devo aver dormito benissimo, a giudicare dalla faccia.
Freddo, e muscoli indolenziti... esco per respirare una boccata d'aria e sgranchirmi un po'.
Dal bosco di pioppi alla mia destra arriva un profumo buono, che si mescola un po' a quello della strada, ancora deserta all'alba.

Devo fare colazione, più avanti troverò di sicuro un bar aperto.

lunedì 14 marzo 2011

Stagioni diverse

Febbraio 2011
Circa l'una di notte, sulle labbra il sapore dell'unico bicchiere di liquore bevuto quella sera, eppure sento l'effetto dell'alcool nelle gambe e nelle braccia. L'auto percorre la tangenziale soprelevata a nord della città, sotto una pioggia sottile, quasi invisibile, che si trasfroma in nebbia quando si infrange sul cofano. L'autoradio è spenta, si sente solo il rumore del motore e quello dell'acqua schiacciata dai pneumatici.
Socchiudo il finestrino per sentire il profumo dell'aria bagnata, ma è satura di idrocarburi del petrolchimico. Non mi abituerò mai a questo puzzo, a questi veleni.
Sotto di me, quello che resta del quartiere artigianale, adesso ridotto a un semideserto di capannoni chiusi, con le erbacce che crescono nei piazzali e le insegne scolorite. Alla mia destra, male illuminato da quei pochi lampioni che ancora funzionano, un grosso edificio cubico, nero e lucido sotto la pioggia che cade sulle vetrate di quelli che pochi anni fa erano probabilmente gli uffici. E' tutto così desolante...
A meno di due chilometri, oltre il ponte, oltre il lago, la città è ancora splendida e illuminata da dolci luci calde. Auto lucide si spostano da un locale all'altro, piene di ragazzi sorridenti che indossano piumini all'ultima moda, e ragazze con minigonne e stivali al ginocchio. Ma qualcosa si è incrinato, lo si percepisce anche dove le ombre della periferia morente sembrano più lontane.
Qualcosa si è rotto.
La tangenziale è deserta, premo sull'acceleratore. Il battito cardiaco aumenta sensibilmente, sembra seguire l'angolazione della lancetta del contagiri. Potrei rilasciare la pressione sul pedale ma non lo faccio, e la lancetta sale ancora. Le mani strette sul volante, gli occhi fissi davanti a me, il rombo del motore, l'acqua che scroscia sul parabrezza, adesso il cuore batte forte.
L'auto scivola letteralmente sulla lastra di acqua sotto di me, e mi chiedo cosa succederebbe se frenassi ora, o se provassi a sterzare. Un minuto, forse due. Poi, un respiro profondo, sollevo poco a poco il piede destro, il battito cardiaco torna normale. Imbocco poco più avanti lo svincolo che mi porta verso casa, ho bisogno di dormire adesso.


Luglio 2006
Sulla strada che collega Malaga a Siviglia, un'auto presa a nolo. Pantaloni corti, una maglietta rossa, la pelle abbronzata e calda, occhiali da sole.
Il vecchio zaino Invicta buttato sui sedili posteriori, finestrino abbassato, una gamba fuori. L'aria profuma di terra bruciata dal sole e uliveti. Oggi non tocca a me guidare, il mio unico compito è quello di scegliere il cd giusto da mettere nel lettore, ed eventualmente aprire qualche birra.
Il fascino del deserto andaluso è indescrivibile. Il cielo azzurro e terso si infrange contro la terra brulla, contro le strane formazioni rocciose disegnate dal vento, contro il verde scuro dei futteti e degli alberi d'ulivo, contro i muri bianchi di antiche case padronali, basse, larghe e solide, coi tetti piatti sostenuti da travi di legno scuro, e gli enormi pickup parcheggiati nella penombra di un pergolato o sotto una pianta.
Nessuna preoccupazione al di fuori del decidere dove ceneremo quella sera. Cerco tra i cd... avrei potuto tirare fuori qualcosa di drammaticamente a tema, come un disco degli Eagles, dei Calexico o di JJ Cale, e invece scelgo Something wicked this way comes degli Iced Earth, e lo inserisco nel lettore, non immaginando che per sempre quelle cavalcate rimarranno impresse nella mia mente con i colori di quel deserto e di quel cielo.
Ci sono momenti in cui tutto è, o sembra essere, perfetto, come se ogni granello di polvere, ogni molecola, ogni atomo dell'universo che ci circonda fosse esattamente dove deve essere, e quel momento l'ho riconosciuto nello stesso istante in cui lo stavo respirando.