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lunedì 31 luglio 2023

Diario di un Real Estate Novelist


Tutto è nato qui, ormai più di dieci anni fa, considerando che sto scrivendo queste righe nel 2023.
Da allora ho solo cambiato nom de plume, scegliendo quello di Giovanni Solberg.
Alcuni dei racconti che ho scritto su questo blog sono diventati parte del romanzo breve Diario di un Real Estate Novelist. Titolo chiaramente ispirato ad un vecchio pezzo di Billy Joel, Piano Man (1973).

Un burnout, il crollo del mercato immobiliare agli inizi degli  anni dieci del ventunesimo secolo e un abbozzo di crisi esistenziale: la  collisione tra questi elementi ha generato ottantotto racconti brevi, ironici, malinconici, surreali, pagine di un diario/romanzo scritto nell’arco di cinque anni da un agente immobiliare quasi per caso.

Immaginate una  agenzia di provincia a cavallo tra la Lombardia e l'Emilia Romagna.  Adesso immaginate clienti strambi, case raccapriccianti, colleghi  inqualificabili, bestemmie (censurate), risate, amicizie imprevedibili,  dildi enormi, cani spaventosi, notti insonni, notai stravaganti e  Spritz. Se ci siete riusciti, vi siete fatti un idea di cosa troverete  tra le pagine di questo romanzo.

Tutto quello che leggerete è  tratto da esperienze realmente vissute, e "solo i nomi sono stati  cambiati per proteggere gli innocenti." Easattamente come in Dragnet  (1951).

Il romanzo è interamente pubblicato sul sito ufficiale https://realestatenovelist.ink/, ma acquistabile anche su Amazon in versione cartacea o eBook: https://www.amazon.it/dp/B0C2SM64ZN
Gratis per chi ha Kindle Unlimited.


sabato 23 giugno 2012

L'onironauta

Il casco che ho in mano è nero, ha una finitura satinata, la visiera scura. La moto è sportiva ma non esasperata nelle linee... è arancione, probabilmente giapponese, 4 cilindri, a occhio da 200 cc l'uno. Salgo, accendo il motore premendo un pulsante e avverto una pacata aggressività nascosta tra le pieghe di quel suono pastoso, baritonale e accomodante. Non riesco a ricordarmi quando ho preso la patente, non so neppure se quella moto è mia o meno, ma non importa. Scendo verso la strada, allontanandomi dal muro bianco di recinzione di una grande villa. Oltre quel muro, enormi alberi proiettano la loro ombra sull'asfalto. Il colore delle foglie e la forma dei rami suggerisce che potrebbero essere ulivi, ma sono altissimi e più slanciati. Fa caldo, ingrano la prima marcia e sento il vento caldo avvolgermi. Accelero, la strada è sgombra e l'asfalto è nero e liscio. Le curve sono docili, i pendii delle colline dolci e io assaporo ogni piega dosando la giusta quantità di gas, mai esagerando, godendomi lo spettacolo del cielo azzurro che filtra tra i rami degli alberi e il profumo delle foglie che si intrufola nel casco.

Diventa improvvisamente sera, cade addosso al sogno come un pesante drappo di velluto blu scuro, e mi trovo a bordo della mia auto. E' ancora nuova, come 10 anni fa, e sto guidando su una delle vie principali della città, semideserta. Cerco di andare piano, ma l'auto continua accellerare come un cavallo imbizzarrito, e io provo a controllarla giocando con lo sterzo e con il cambio, ma finisco ogni volta contro un muro. Gli schianti sono violenti, rumore di lamiere piegate, vetri infranti e schegge di muro che picchiettano sul parabrezza. Ogni volta prendo fiato, faccio una piccola retromarcia, e provo a rimettermi in strada, prestando la massima attenzione alla pressione del mio piede sul pedale.
L'illusione di governare finalmente l'auto dura solo pochi secondi: il motore sale ancora di giri, vertiginosamente, io provo a lasciare il pedale ma è tardi e di nuovo uno schianto, questa volta sul lato opposto della strada. E ancora, e ancora, prima a destra, poi a sinistra. Io non sono ferito, non sento dolore, ma il mix di frustrazione e rabbia e impotenza per non riuscire a tenere l'auto in strada è soverchiante.

La città finisce, e l'auto sembra tornata ad essere docile. Guido su una strada di campagna che ho percorso mille volte, ma i pioppeti ora sono mangrovie. La luna nel cielo è piena e illumina l'asfalto lucido, tanto che potrei quasi guidare a fari spenti. C'è un ponte che passa sopra un canale di irrigazione, una sorta di piccolo fiumiciattolo dove da piccolo andavo a pescare assieme al mio più grande amico. E' scomparso quando aveva solo 20 anni, e ogni volta che attraverso quel ponte penso a lui.
Di fianco al ponte, prima dell'inizio della foresta di mangrovie, c'è una bettola con un grande portico sul fronte, illuminato da insegne al neon colorate. Ceres, Bacardi, Corona, Marlboro, i colori vibrano nella notte. Grossi insetti svolazzano e si friggono dentro un'enorme trappola elettrica, emettendo scariche blu. Entro. Dietro il bancone un gigante di colore sta pulendo alcuni bicchieri. Cammino sulle assi di legno. Una ragazza mulatta è seduta su uno sgabello, il gomito appoggiato vicino ad un bicchiere. Mi invita a sedere accanto a lei. Dal bicchiere esce un vapore lattiginoso che mi ricorda da vicino le finte pozioni di Zio Tibia, effetti speciali da film di serie B. Le chiedo cos'è quell'intruglio, mi risponde che è Kleren. Ne ordina uno anche per me, lo bevo. Il sapore è buono, dolce e non troppo alcolico, ma la testa inizia a girare. Non tanto, solo un po'. Allunga la mano e la appoggia sul mio ginocchio. I jeans sono sporchi di sangue, forse è il mio. Forse non mi sono accorto che nell'incidente in auto in realtà...
La ragazza ha occhi verdi bellissimi, mi chiede se mi va di divertirmi. Appoggio la mia mano sulla sua e la ringrazio per l'offerta, ma ora devo andare. Dove vai, mi chiede, sta con me. Ma mi sono già alzato... pago l'intruglio con alcune monete enormi, sembrano dobloni, ed esco.
Salgo nell'auto, che ora sembra non aver mai avuto incidenti, lucida come appena uscita dalla concessionaria. Vi si riflettono sia la luna che le insegne del locale. Un enorme granchio, con un corpo del diametro di almeno trenta centimetri e zampe e chele lunghissime è aggrappato alla maniglia e si muove lento, con piccoli scatti tipici di quelle creature che ho sempre trovato vagamente aliene. E' rosso scuro sopra, biancastro sotto. L'idea di toccarlo con le mani per spostarlo da li mi da il voltastomaco, e sento il sapore di quel liquore voodoo risalire dalle viscere. Provo coi piedi ma non riesco, poi con un ramo strappato alla mangrovia più vicina. Ci si aggrappa, lo lancio a qualche metro di distanza. Che schifo. Finalmente salgo in auto.
Squilla il telefono, mi chiedo chi possa essere a quest'ora della notte. Quando lo prendo in mano, la chiamata è già stata accettata. E' una videochiamata, vedo il fondo di una stanza. L'inquadratura è dal basso. C'è una pianta sulla sinistra, e una abat-jour sul fondo diffonde una calda luce ambrata. La ragazza entra nell'obbiettivo, sembra stia sorridendo ma non ne sono sicuro... si sta spogliando, forse va a farsi un bagno o una doccia. Intravedo il seno, si accarezza piano. Poi lo stringe, con più forza, facendo scivolare le dita sui capezzoli. Non so se chiudere o meno la chiamata. La conosco? Credo di si. Anzi, decisamente si... Se non sta facendo apposta non è leale, dovrei forse avvertirla, chiudere subito la chiamata e... ma è bellissima.
Con la coda dell'occhio noto un movimento sotto il portico del locale. Appoggiato allo stipite della porta c'è l'enorme barista, le braccia muscolose incrociate sul petto. La parte inferiore del suo corpo è ancora umana, mentre quella superiore ora è.. un pesce. Mi osserva, o così mi pare, dai due enormi pozzi neri, inespressivi ma allo stesso tempo placidi, che sono i suoi occhi.
Esce anche la bella mulatta, sta fumando una sigaretta. Si appoggia all'altro stipite, un rapido cenno di intesa con l'uomo pesce, e poi si gira verso di me. Con la mano libera solleva un altro bicchiere di quell'intruglio, come a brindare alla mia salute, e mi fa l'occhiolino.  Il fumo del kleren le scende lungo il braccio, lo seguo con lo sguardo, si dissolve poco prima di toccare le logore assi del pavimento.
Sento una risata divertita, dal suono cristallino. Viene dal telefono. Riesco a vedere per una frazione di secondo la ragazza, ancora nuda, in ginocchio davanti alla telecamera. La sua mano si avvicina all'obbiettivo, clic, nero, è ora di svegliarsi.


lunedì 18 aprile 2011

Aculei

Un'altra domenica,  un'altra giornata dove il lavoro non può assolvere a quell'unica altra funzione che riesce a rendermelo in qualche modo utile, oltre a quella di fornirmi lo stipendio. Ovvero distrarmi.

Distrarmi dal dolore provocato dagli aculei, che questa volta invece di fermarsi sulla pelle, si sono conficcati in profondità.
Pensavo di essermi abituato, pensavo di essere diventato bravo non solo a schivare i colpi, ma anche a non darle motivo di difendersi da me.
Ho tagli e cicatrici, e so che in parte me li sono cercati, ma questa volta è stato diverso, l'attacco è stato frontale e violento, come quello di un animale in trappola. Mi ha ferito, non solo il colpo sferzato, ma il sapere che in cuor mio ho fatto tutto il possibile perchè si fidasse di me,  per farle capire che non le avrei mai fatto del male,  che sotterrare una parte di cuore e una parte di me per poter comunque stare al suo fianco è stata una delle cose più difficili che abbia mai tentato di fare, e che forse, anzi sicuramente non era bastato.
E mi ha ferito scoprire che stava male per colpa mia. Mi chiedo cosa ho fatto... sarò stupido, sicuramente, ma non lo so, non lo so davvero.
Ed è primavera, stagione che per qualche motivo ho sempre associato a lei, e non gliel'ho mai neppure detto.
Di solito riesco a fingere di non sentire quelle fitte, ma non oggi. Oggi fanno male.



martedì 8 dicembre 2009

Tra non molto è Natale

A volte mi chiedo come mai ancora mi ostini ad utilizzare l'iniziale maiuscola per questa festività, considerata la mia scarsa (solo scarsa?) affezione nei confronti della religione cristiana.
Forse perchè lego questo simbolo alla mia famiglia, al calore che emana quando siamo tutti assieme. E non durerà per sempre, lo so, ma questa sera non mi va di pensarci.

In questi giorni la famiglia è stato il mio rifugio... lontano dal lavoro, lontano dalle preoccupazioni, lontano da persone che credevo tutto sommato diverse e che invece han trovato il modo di ferirmi. Non me l'aspettavo, eppure la coltellata è arrivata non appena ho abbassato la guardia. Col sorriso di chi la sa lunga, di chi non ha mai dubbi, di chi è contento solo quando ha l'ultima parola, o l'ultimo silenzio (il mio, in questo caso). E' un taglio superficiale, ma brucia.
Mi diverte in modo sottile il sapere benissimo che questo mio silenzio viene interpretato come resa, perchè in realtà è proprio il contrario. Un po' come Bruce Willis in un Die Hard qualsiasi (film che danno spessissimo in questo periodo dell'anno, tra l'altro), devi mettercela veramente tutta per vedermi in ginocchio. E anche quando ci sei riuscito, sta certo che non è finita.

Aspetto il nuovo anno, e nel frattempo cerco di lasciar fuori questi figuri dalla mia vita. Mi godo la mia famiglia e gli amici veri, e - questa sera - anche due fette di panettone classico con l'uvetta.

Mi manca solo la trilogia di John McLane da infilare nel lettore DVD!







Non ci vuole poi molto, a tirarmi su il morale. ;-)

venerdì 6 novembre 2009

Pensieri sparsi

 Sto entrando in letargo? Ultimamente non riesco a guardare un film senza addormentarmi a metà... ok che iniziare a guardarli alle 11 non aiuta, però mi secca. D'estate mi devo forzare ad andare a nanna all'una solo perchè alle 7 poi la sveglia suona, altrimenti leggerei e guarderei film fino forse alle 4! Ah quanto mi piace l'estate.
 

Non so quanto durerò stasera, ma considerando che ieri sera sono tornato da Milano - dove ero andato a vedere un concerto - alle 2 di notte, credo non molto. Se tra qualche riga doveste leggere qualcosa tipo "sdkwqewxshk" non preoccupatevi, è che ho scapocciato sulla tastiera.

 

Tisana bollente e un disco di Joni Mitchell, un giusto contrappeso per la serata di ieri (Amorphis e una quantità spropositata di Jack Daniels versato dalla scriteriata -o generosa- barista del locale).

Intanto all tv (accesa col volume a zero) danno Spiderman... non sono un fan del genere supereoistico ma questo film m'è piaciuto parecchio, ricordo che l'avevo visto al cinema.

 

Quando sono stanco e ho sonno, qundi come adesso, il mio cervello tende a organizzare e a passare in rassegna pensieri e riflessioni in modalità più o meno random. Ad esempio:

 

Che senso hanno le biciclette elettriche?! Ok, la stragrande maggioranza delle persone usa bici vere, ma nell'ultimo periodo, dalle mie parti, ho notato un drastico aumento nell'utilizzo di quegli aborti a due ruote che a) sono bruttissime da vedere b) di sicuro non aiutano a restare in forma e c) in termini di velocità non vanno molto più forte di una bicicletta standard portata ad andatura normale.

Il target di riferimento, forse è scritto anche sul manuale di istruzioni, è UNTENTE SOVRAPPESO SVOGLIATO SENZA LA BENCHE' MINIMA OMBRA DI GUSTO. Ma forse non è neppure scritto, uno svogliato non lo leggerebbe, gli danno un cd registrato. No, gli danno addirittura un lettore col cd dentro che parte da solo in prossimità di un utente sovrappeso svogliato senza gusto, così non devono fare neppure la fatica di premere play. Si sa mai che si rompano una falange nello sforzo!

 

Ok, lo dico: ho comprato casa. Un appartamento in una vecchia casa di campagna ristrutturata, che a dirla così fa sicuramente più figo di quello che è, ma a me piace parecchio. 

Deve essere per quello che a settembre, prima del rogito, dormivo 4 ore a notte.

A parte il mututo AD AETERNUM stipulato, l'unico problema che vedo al momento è il ragazzino-scimmia-urlatrice che vive nell'appartamento di fronte. Ad ogni modo, una banana alla stricnina e tutto risolto.

Ora la casa è vuota, come pure il portafoglio. Più avanti, spero il prima possibile, farò qualche lavoro di muratura e poi inizierò a pensare concretamente a cucina, camera da letto, ecc., visto che al momento ho solo preventivi. Oppure risolvo tutto con un materasso ikea e un cucinino da campo :-) E cmq all'Ikea ci devo andare, perchè sono 2 mesi che in ufficio mi si sono bruciate tre lampadine che hanno solo loro e che i maledetti non vendono online!

 

Vorrei vedere i miei più rilassati. Economicamente e lavorativamente non è un bel momento, all'orizzonte non ci sono prospettive rosee e mi devasta vederli così pensierosi...alla loro età dovrebbero raccogliere solo frutti e invece sono li che ancora sono costretti a seminare. Ma la terra è secca e arida. E vorrei fare di più.

 

Rimanendo nell'ambito delle metafore botaniche, più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto sia importante innaffiare. Innaffiare ogni passione, ogni rapporto che allacciamo, ogni desiderio, perchè per crescere e vivere il più possibile (visto che l'eterno pare non essere contemplato) hanno bisogno di impegno, e attenzioni, e cure. Poi alcuni rami secchi li si può anche tagliare eh (vedi qualche post fa, sull'"amicizia"), in teoria ne trarranno giovamento gli altri.

Sarà l'ora, ma mi sento molto zen a scrivere queste fesserie. E comunque il mio ficus non sta benissimo. 

 

Ieri sera, al concerto, un tizio con i capelli lunghi quasi a metà gamba e di nero vestito (non che la gamma cromatica media ad un concerto metal sia tanto più ampia del nero/grigio/rosso sangue/al massimo blue-denim), ha scatenato la mia ilarità per il fatto che indossava delle scenograficissime lenti a contatto bianche. Io capisco la moda, capisco che da buon metallaro devi mettercela tutta per sembrare cupo, pericoloso  e quant'altro, capisco gli anfibi al ginocchio e le ragazze vestite con corpetti e pizzo e spalle scoperte a novembre, capisco anche il cicciobombo imbolsito e calvo che si aggirava con passo gommoso per il locale col pastrano 'a la Matrix lungo fino ai piedi.

Ma tu, "ragazzo" quasi quarantenne con le lenti a contatto bianche, piccolo vampiro mancato, sembravi veramente un pistola.

Anche perchè, con tutto il tempo che sei stato al cellulare a scrivere quel messaggio (circa 3 canzoni), il dubbio che con quelle lenti tu non ci vedessi proprio un cazzo è venuto a più di una persona.

 

Più avanti scriverò un post sugli ultimi film visti, ma questo mi preme consigliarlo in anteprima: Inglorious Basterds di Tarantino. Si lo so che ormai è uscito dalle sale e il consiglio arrivo in ritardo, ma appena esce in DVD il mio consiglio è quello di andare di corsa a comprarlo od affittarlo, merita davvero. E no, non è per "Tarantino fans only". Un caro amico che a cultura cinematografica è fermo a Ben Hur è andato a vederlo su mio consiglio ed è uscito dal cinema entusiasta. Avrebbe aggiunto solo una corsa con le bighe ma vabbè, son gusti. Il monologo iniziale vale da solo il prezzo del biglietto.

 

"skeoic eorij òceotr còwoertwieurt lcwkfeskfjd"

lunedì 5 ottobre 2009

Era tempo che...

... un semplice "trailer" non mi regalava emozioni.







Questo c'è riuscito... lo trovo dolce e poetico come certi ricordi di infanzia. Ora aspetto il film.

Where the wild things are.

sabato 19 settembre 2009

Qualche riflessione sull'amicizia... un post nato su carta

Qualcuno ha detto che i veri amici non sono quelli che ti sono vicini nel momento del bisogno (o per lo meno, non solo), sono anzi quelli che ti dimostrano la loro amicizia anche quando hai successo, quando le cose ti girano bene.
E nonostante  "successo" e "le cose che ti girano bene" siano  un concetti decisamente relativi, che variano anche di parecchio in base alla prospettiva di chi guarda, penso ci sia molto di vero in questo pensiero.

Sono concetti relativi perchè in un modo o nell'altro, tra noi e chi ci osserva c'è sempre una lente deformante (che in teoria dovrebbe essere tanto meno deformante quanto più l'amicizia e la conoscenza dell'altro è grande) e, soprattutto, ciò che si vede è spesso solo la superficie delle cose, il risultato finale.

Un esempio stupido: un vecchio amico ti vede con la racchetta mentre vai a giocare a tennis e pensa "Guardalo li, il vip, una volta veniva a giocare a briscola con noi e adesso fa il fighetto e va a giocare a tennis." Ma il vecchio amico non sa che a tennis ti ha detto di andarci a giocare il dottore, per curare che ne so, la sciatica.

Si lo so che dal punto di vista medico avrò detto una castroneria, e che l'esempio era parecchio stupido, ma era per farvi capire. Avete capito no?

Ad ogni modo, io ho questi due vecchi amici che da quando si sono sposati mi ricordano sempre più due vecchie suocere pettegole e rompiscatole, nei miei confronti più che altro.
E ogni volta che li vedo (capita ormai raramente, visto che gli impegni lavorativi e matrimoniali di tutti non agevolano le reunion), sembrano salire di una tacca nella scala "scassamaroni".

Voglio dire, sono 3 mesi che non mi vedi e la prima cosa che mi dici, prima di "ciao" è "Heiii, hai cambiato gli occhiali eh? Eh quando ci sono i soldi..."

L'altro, a distanza di pochi minuti, inizia a raccontarmi (con sorriso malcelato) che ha visto la mia ex al consultorio col suo nuovo fidanzato. E che, eh pare proprio che sia così, è incinta!

Deve essere rimasto deluso dalla mia non-reazione, e infatti ha provato a stuzzicarmi ancora, fino a quando è arrivato il cameriere con le pizze, IDDIO sia lodato. Probabilmente avrebbe voluto vedermi andare su tutte le furie, o sprofondare in un mare di tristezza... ma che diamine di reazione vuoi che abbia? Contento per lei, ok, ma alla fine dopo tutto sto tempo è quasi come ricevere informazioni su una sconosciuta. Davvero ti aspettavi che avrei urlato il suo nome al cielo?!

Insomma, le battute e gli scherzi goliardici in amicizia ci stanno, ma quando ripetutamente chi dovrebbe essere tuo amico non fa altro che cercare pretesti per metterti in imbarazzo, per irriderti, per toccarti sul vivo.. beh, qualcosa si rompe.

E poi non li capisco i motivi di questo comportamento... sembrerebbe quasi invidia infantile o qualcosa del genere. Invidia per che cosa poi non so, ma qui si torna al discorso della lente deformante.
Mi sono chiesto se invece (non che sia molto meglio, in realtà) non fosse a causa del loro status di "uomini con famiglia e prole", grazie al quale in qualche modo si sentono investiti del diritto/dovere di giudicarmi e criticarmi, visto che rappresento un po' la loro nemesi (almeno ai loro occhi).

Ma a questo punto, dico io, sarebbe divertente per me passare al contrattacco, e far notare ad esempio all'amico nr 1 che a 30 anni, uscire di sera vestito come l'ultimo dei cretini alla festa della terza media (pantaloni in felpa, paille del '92 semilucida, mocassini scamosciati e marsupio) sia una cosa ampiamente oltre i limiti del visivamente sostenibile e del ridicolo.

Oppure all'amico nr 2 che la sua cara mogliettina, dalle lunghe gambe e dal breve cervello, riuscirebbe molto meglio nella parte dell'angelo del focolare se alle cene evitasse di fissarmi in continuazione, quando non la sta guardando lui.

Si, credo sarebbe divertente. Rischierei di perdere due amici, però...

Ma in realtà, e ci sto pensando ora mentre scrivo, loro non conoscono nulla di me. La cosa triste è che se in tutti questi anni non hai ancora capito chi sono, ha dunque senso fingere che esista ancora un legame, in memoria delle risate sui banchi di scuola o delle vacanze passate assieme?

A costo di sembrare insensibile, direi... anche no.

martedì 12 maggio 2009

Swordfishtrombone

In questo periodo ho una capacità di concentrazione pari a zero. Il mio cervello è invaso da un flusso di pensieri che cambia direzione di continuo, lasciando basito il mio ultimo neurone che sembra non riuscire ad afferrare ed elaborare decentemente un concetto che sia uno.

Questi sono gli appunti che gli ho trovato sul comodino:

  • Non credevo che esistesse un profumo unisex allo zampirone, ma a quanto pare esiste.

  • Ricordarmi di allungare la lista delle cose che odio, ci sono new entry

  • La convinzione che il genere umano sia fondamentalmente stupido si fa sempre più forte

  • E' un po' che non vado al cinema

  • Penso alla politica e non riesco a decidermi se l'urto del vomito è più forte se guardo a destra o a sinistra. Che sia labirintite?!

  • Perchè per uscire con 4 amici è necessario organizzare minimo 6 mesi prima, come se fosse un summit ONU?

  • Queste tagliatelle ai funghi sono favolose

  • Ricordarsi degli effetti della pizza "mozzarella di bufala, briè e crudo di Parma". Svegliarsi venti volte di notte per andare ad abbeverarsi in cucina è uno strazio.

  • Forse nell'ultimo periodo ho ecceduto col metal. Devo ripristinare l'equilibrio nella forza, un mese di Glen Miller dovrebbe bastare

  • Comprare olio d'oliva, taralli, pomodori e una casa.

  • Mi piace il profumo dell'erba tagliata di fresco

  • Centrali nucleari in Italia, hahahahahhahahhahhhahha!

  • Gente che urla e insulta, tette e culi ad ogni ora, informazione pilotata, politici come soubrette, pubblicità di auto, timvodafonewind e profumi francesi, drag queen e monsignori, pop di infima categoria e reality show per tutti i (cattivi) gusti. "Cosa c'è di bello in tv stasera?" "Mi prendi per il culo?!"

  • Meno male che c'è l'estate

  • Vedevo nero, nero pesto. Poi mi hanno messo in braccio quella pargoletta dal nome dolce. Mi ha dato un bacino e mi ha donato una zebra di plastica. E di quel nero non era rimasta più traccia.

  • Non capirò mai perchè il mio sex-appeal sembri aver effetto principalmente su signore cinquantenni o ragazze fidanzate.

  • Mi piacerebbe andare a giocare a tennis qualche volta, ma i miei amici sono troppo scansafatiche.

  • Perchè non mando a quel paese pubblicità e tecnologia e vado a vivere in un posto che mi permetta di avere ritmi più naturali? Perchè probabilmente farei la fine del tipo in "Into the wild".

  • E' un po' che non mi concedo del whiskey, devo rimediare.

  • Il DVD che ho visto ieri mi ha ricordato quanto Famke Janssen sia gnocca. Punto. Megan Fox dite?! Tsk, pivelli!!

  • Ricordarmi di staccare e andare in vacanza, prima che mi colga un raptus omicida tipo Amok.








venerdì 17 aprile 2009

Il mio barbarico YAWP!

Dead poets Society - LCi sono momenti dove l'unica cosa che cuore e cervello mi dicono di fare è urlare. Ma non lo faccio, perchè non sarebbe elegante, e poi chi mi sta attorno potrebbe prendermi per pazzo.
Ma vi assicuro che ci sono istanti dove il "barbarico yawp" di Whitman mi sale dallo stomaco, si arrampica su per la gola e si arresta, assennatamente, giusto dietro le labbra.
Poi faccio un esame di coscienza e mi dico "Cazzo, che succede? In fondo sono tuoi amici, e non stanno facendo nulla di male. Cos'è questa novità del nonlisopportopovcaputtanapovcatvoia?!"

Piccola premessa: per me l'amicizia è un valore fondamentale, e proprio per questo motivo trovo impossibile ficcare tutte le persone che frequento e con le quali ho buoni rapporti in un unico calderone di "amici".
Per quanto mi riguarda, esistono gli Amici (notare l'iniziale maiuscola), gli amici, e infine i conoscenti. E poi i rompicazzo, che seguono spesso a breve distanza.

Il distinguo che faccio tra Amici e amici potrà sembrare inutile o superfluo a molti, ma dal mio punto di vista è fondamentale.
E' una questione legata alle "affinità elettive" che possono o meno esserci tra le persone.... semplicemente, se non avverto ombra di queste affinità, difficilmente potrò mai stringere una vera Amicizia con questa persona.
E in questo caso ci potranno essere rispetto, qualche cordiale scambio di opinioni, profonde discussioni sul clima, ma dubito anche solo che si uscirà mai a bere qualcosa assieme, scordatelo.

Fine della premessa.

Tornando agli amici di cui parlavo all'inizio... sono marito e moglie, affiatatissimi, miei coetanei, e li conosco da una quindicina d'anni abbondanti. Gli sono molto affezionato, e gli voglio bene. Ma vogliamo essere sinceri? Se in 15 anni non sono passati da "amici" ad "Amici" un perchè ci dovrà pur essere no?

Da qualche anno il lavoro ci ha portato a un qualcosa che va molto vicino al concetto di convivenza. E la convivenza con persone che, per quanto amiche, sono molto diverse da noi, può diventare difficile.

Io sono un solitario, loro non stanno bene se non sono circondati da amici e conoscenti.
Io amo la musica, loro seguono solo x-factor.
A me piace leggere, a loro raccontare dell'ultimo best seller letto. Uno all'anno, comunque. Però best seller.
Io esco a cena con persone che reputo importanti. Loro organizzano party con rinfresco e piscina.
Io ho deciso di avere pochi Amici. Per loro una persona conosciuta in aereo, che ricopre magari qualche carica interessante all'interno di una grossa azienda, diventa immediatamente un amico.
Nel mio sistema di "valori", la vacanza rappresenta un extra. Loro vanno in depressione se ogni due mesi non prendono un aereo per mete esotiche.
Io cerco di non mischiare mai lavoro e privato. Loro invitano amministratori delegati random all'aperitivo in centro.
Io sono un esteta. Loro idolatrano l'apparenza. E c'è differenza, ve l'assicuro.
Io ammiro chi lotta. Loro ammirano chi vince.


Non so se traspare dalle poche righe qui sopra, ma quello che separa me da questi miei amici è un abisso. Eppure gli voglio bene, perchè non sono cattive persone. E i rapporti tra noi sono sempre stati amichevoli e civili. E si ride anche, perchè almeno sul sense of humor ci troviamo.

Però ora vi spiego la questione del "barbarico yawp".

Vedete, ognuno vive l'amore a modo suo, e lo stesso vale per le manifestazioni esteriori di questo sentimento  -pubbliche o private che siano- proprie di ogni coppia (che si ami, meglio precisare, dato che la cosa non è scontata).
Ci sono persone che non riescono a passeggiare col proprio amato/amata se non si tengono per mano, altre che si abbracciano incuranti dei passanti che li guardano con la coda dell'occhio. E se a qualcuno possono sembrare manifestazioni patetiche, io le vedo come qualcosa di bello, romantico. Questo per farvi capire che non sono un vecchio misantropo dal cuore di pietra.

Quello che sta scatenando in me questo desiderio di urlare è il nuovo trend della mia coppia di amici. Il bacetto prima di lasciarsi. Il bacetto, quello con la gambina alzata e lo schiocco leggero.
E' una novità delle ultime settimane, da quando li conosco non l'ho mai visto fare. Troverei la cosa in se solo un po' ridicola, considerato che si vedono per una media di 16 ore al giorno tutti i giorni (quelli lavorativi, 24 gli altri). Voglio dire, vi date il bacetto e vi rivedete tra 3 ore... ma vabbè.
Però quello che veramente mi spinge allo YAWP non è il bacetto, quanto lo stridere di questo gesto con tutto il resto.
Parlano di lavoro tutto il tempo, di gente da vedere, di ristoranti da prenotare, di telefonate da fare al tale dell'azienda x e dei vestiti della tizia y. Lei parla con lo sguardo incollato al laptop fucsia, lui l'ascolta con un orecchio mentre lavora con gli occhi fissi sul suo monitor, rispondendo per monosillabi. Per un'ora. E poi il bacetto..... IL CAZZO DI BACETTO DA RIVISTA PATINATA!!!

Ho troppo rispetto per l'idea di amore per sopportare questo.
L'importanza dell'apparenza è quindi tale da giustificare un gesto tanto artefatto? Mi viene da chiedermi se farebbero lo stesso se io non ci fossi...
Non voglio dire che non si amino, per carità. Come dicevo, ognuno ama a modo suo.
Vorrei dirgli che, semplicemente, se il vostro rapporto funziona a monosillabi, cenette e vestiti alla moda (e sicuramente altro, ma non importa), evitate di tirare in ballo gesti affettuosi presi forse in prestito da qualche serie tv che danno su sky. Perchè non funzionano, non sono adatti a voi, e soprattutto mi fanno urlare YYYYAAAAAAAAAAAAAWWWWWWWWWPPPPPP!!!!!!!!!!!!

giovedì 12 marzo 2009

La lista è vita

Chi si ricorda da quale film ho preso in prestito la frase vince un giro sull'autoscontro e uno zucchero filato alla sagra della città (che qui a Mantova dura tipo un mese).

Ad ogni modo, mi capita di tanto in tanto di stilare mentalmente delle liste... quelle classiche, sapete: gli album preferiti, i film più belli visti ultimamente, le città che mi piacerebbe visitare.. e così via.
Ma esiste poi quella che credo sia la "madre di tutte le liste", e ognuno di noi ne ha una: la lista delle cose che amiamo e di quelle che odiamo.
Senza aver pretese di carattere psicologic-scientifico, penso che questa lista sia alla fine un po' la chiave che determina i nostri schemi comportamentali.
E rileggere il nostro elenco di "mi piace/non mi piace" messo giù nero su bianco potrebbe darci un quadro di noi stessi un po' diverso da quello che avevamo in mente prima, chissà.

Io per esempio mi sono scoperto veramente un rompicoglioni, l'avrei mai detto? Forse si ;-)

Forse è impossibile stilare una lista completa, ma qualche pensiero l'ho raccolto...

  • Mi piace la pasta, e i primi piatti in generale. Molto più dei secondi, e pure più dei dolci. Vivrei di pasta.

  • Sono altamente meteopatico, e adoro il sole e il caldo. Il freddo mi piace solo se sono in montagna su una pista da sci, STOP. E cmq solo se c'è il sole.

  • Il pesce mi fa vomitare. Credo di essere allergico, visto che quando lo mangio cambio colore come una tv mal sintonizzata. L'unico pesce che mangio è quello che non sa di pesce: il tonno.

  • Però, ora che ci penso, forse è senza pizza che non potrei vivere. Inizio ad avere sospetti sulla presenza di sanque partenopeo nelle mie vene.

  • I cani di piccola taglia, quelli col cappottino e che abbaiano continuamente con quella loro vocina penetrante, li prenderei tutti a calci. Alla Del Piero che tira un rigore, per intenderci

  • Mi stanno sulle palle i cani aggressivi, tipo rotweiller o pitbull. E in linea di massima mi stanno sulle palle anche i loro padroni, che li addestrano per renderli ancora più aggressivi. E non mi vengano a dire i veterinari intervistati dal TG5 che non è vero, che tutti i cani sono uguali e che un pitbull è potenzialmente docile come un labrador, perchè non è vero.

  • Coi gatti ho un rapporto ambivalente: un po' sono allergico e un po' la loro schizzinosa aria di indipendenza (fino a quando non devo aprirgli la scatoletta del wiskas) mi va venire voglia di provvedere ad un trattamento "Del Piero" anche nei loro confronti. Poi va a finire che gli faccio le coccole, perchè in fondo sono un tenerone.

  • Odio andare a letto presto alla sera, e amerei riuscire svegliarmi prestissimo alla mattina, per vedermi l'alba tutti i giorni. Purtroppo una cosa, nel mio caso, esclude l'altra.

  • Amo la musica, credo più della pasta e della pizza, ed è tutto dire. Non riesco proprio a capire chi riesce a farne a meno. Ho sempre studiato e lavorato ascoltando musica, mi aiuta a produrre meglio. Sono come le mucche, che fanno il latte più buono se ascoltano Beethoven. O era Mozart?

  • Odio assumere medicinali.

  • Amo assumere Jagermeister e Petrus. ;-)

  • Odio gli addii

  • Non mi piacciono i film horror. Che considerando i miei gusti "letterari" fa un po' strano... (Chi ha detto che me la faccio sotto?! Haha, ehm, ma cosa dite...)

  • Ho un rapporto strano col telefono... non lo amo particolarmente. Credo sia un retaggio della mia (antica) timidezza. A volte si tratta solo di rompere il ghiaccio.

  • Odio la "mondanità a tutti i costi", quella che più di una volta hanno provato a farmi praticare.

  • Amo la compagnia degli amici, ma amo anche potermi ritirare di tanto in tanto nella mia caverna. Vivere un po' di solitudine, di quando in quando, mi permette di "donarmi" meglio poi, una volta ricaricate le batterie emotive.

  • Non sopporto chi si piange addosso e non fa niente per cambiare la propria situazione.

  • Non sopprto neppure chi è convinto di essere sempre un passo avanti agli altri.

  • Non sopporto chi porta gli occhiali da sole alle 5 del pomeriggio a dicembre, quando sono già 2 ore che è buio, solo perchè è fashion.

  • Provo profondo rispetto per chi affronta la vita a testa alta, nonostante i problemi, nonostante le difficoltà. Una lezione di dignità che tanti "arrivati" (o che si sentono tali) probabilmente non capirebbero neppure.

  • Mi fa ridere chi va a far la spesa con l'auricolare Bluetooth nell'orecchio. Sia quelli che parlano, e si muovono e gesticolano come se avessero il ballo di san vito, mentre stanno solo parlando con l'amministratore del condominio, sia quelli che ce l'hanno semplicemente acceso (con l'odioso led blu che ammicca), e per tutte le 3 ore che passeranno tra il banco della frutta, quello della carta igenica e la cassa, non li chiamerà nessuno.

  • Odio quelli che al supermercato fanno i furbi e si intrufolano a metà coda. Se poi hanno l'auricolare bluetooth...

  • Trovo ridicolo chi parla sempre e comunque d'affari, o di lavoro, di contatti importanti, di progetti da sviluppare, di quanto le sue idee siano avanti anche quando si è fuori solo per una FOTTUTISSIMA BIRRA.

  • Sempre ridicolo chi va in vacanza in posti sempre più esotici, con la scusa che la "sardegna, sai, è tanto noiosa". E quando racconti che ti sei divertito al lago con gli amici ti guarda come se fossi l'ultimo dei coglioni.

  • Mi mandano in bestia i lunatici, che un giorno ti salutano col sorriso e il giorno dopo è come se non esistessi, o peggio dimostrano insofferenza solo per il fatto che sei li vicino. E tu non hai fatto nulla. E se glielo fai notare nel giorno sbagliato ti urlano addosso che NON ROMPERE, OGGI VA COSI'. Sai cosa c'è? Che puoi ficcarti la luna dove dico io. Ossequi.

  • Odio i camion che in autostrada tagliano le curve, o si buttano in un sorpasso senza mettere la freccia. E mio padre è un camionista (ma lui è bravo, lo so).

  • Odio quei dipendenti statali/comunali/provinciali che quando sei li che aspetti il tuo turno perdono tempo parlando della sciatica del collega a casa in malattia

  • Non sopporto chi, al bar, chiede i caffè al ginseng macchiati tiepidi con latte non pastorizzato in tazza larga, trasparente, ovale, con cucchiaio alla francese e la brioche integrale con marmellata di mirtilli. Ah dice che è di lamponi. Proprio non ce l'ha ai mirtilli vero? Ecco, mi piacerebbe fare il barista per un giorno, e versare inavvertitamente il bidone dei fondi di caffè in testa a questi scassaminchia.

  • Odio le scarpe cosiddette "ballerine". Credo non esista niente di peggio, sul fronte complementi di vestiario femminile. Sono veramente inguardabili.

  • Sono sensibile alla gentilezza. E all'ironia.

  • Apprezzo, e molto, chi sa ridere un po' di se stesso e delle sue manie.



E ora, a nanna.

domenica 30 novembre 2008

Through the grapevine...

GrapevinesNon mi sono mai piaciute le sfumature di grigio, sono indecifrabili e destabilizzanti... non sai mai bene a che punto del gradiente ti trovi.
Dicevo, non mi piacciono, ma come tutti mi trovo naturalmente costretto a fare i conti con loro, perchè il bianco e il nero sembrano in fondo essere concetti puramente astratti, entità che poco hanno a che vedere col mondo reale.
Molti in queste sfumature trovano il loro habitat naturale, e (consciamente o meno) si godono la libertà data dall'assenza di punti di riferimento precisi. Un relativismo che in fondo rende tutto giustificabile, basta cambiare il punto d'osservazione... in un certo senso diventa tutto molto più semplice, no?

Ma io in questa melma grigiastra annaspo a fatica, in perenne tensione verso quel bianco o quel nero che determinano l'orizzonte dei miei sentimenti e della mia morale.
E' faticoso, e lo diventa ancor di più quando mi tocca affrontare la realtà e tornare sul pianeta terra, rendermi conto che non sono nè Mr Spock nè un santone tibetano, e che talvolta l'unico modo per andare avanti è accettare un compromesso, e scegliere il grigio.

Un'altra cosa che crescendo ho imparato è che non solo esiste il grigio con le sue infinite sfumature, ma che addirittura il bianco e il nero si "spostano", e mi trovo ad accettare come naturali situazioni che fino a pochi anni fa mi sarebbero sembrate inconcepibili.
E' come navigare senza bussola col solo aiuto delle stelle, ma con la mia personale volta celeste che poco a poco si sposta secondo criteri imprevedibili.

Sto descrivendo con metafore sufficientemente cervellotiche forse quello che un vecchietto riassumerebbe con un incisivo "Crescendo si cambia, ragazzo mio"... ma quello che vorrei dire a quel vecchietto è "E allora a cosa cazzo devo credere se tutto cambia foma di continuo, io compreso?"

I rapporti tra le persone sono sempre più deformati, i concetti di amicizia, amore e rispetto, sembrano non avere più lo stesso significato che avevano per i nostri nonni e le eccezioni sono rare, purtroppo.

Nella mia cerchia di amicizie e conoscenze, le persone felici di quello che stanno costruendo col partner si contano sulle dita di una mano... tutto il resto è un favoloso cocktail di separazioni e divorzi, dubbi strazianti, paure, cornificazioni, reciproche sopportazioni.. capite bene che la linea del mio "orizzonte" di qualche anno fa non comprendeva assolutamente situazioni come queste. Forse ero solo ingenuo?
Ancora oggi mi sembrano dolorose assurdità, ma può darsi che sia solo questione di tempo, e poco a poco la volta celeste ruoterà ritarando di nuovo il concetto di cosa è accettabile e cosa è no.

Dal canto mio, scenderò dalla mia staccionata solo quando sentirò le "campane suonare", e a parte un tintinnio sentito lo scorso anno (prontamente soppresso, probabilmente era meglio così) è un po che non capita.
Che faccia anche questo parte di una mutazione dell'orizzonte, in atto a mia insaputa?
Mi spiacerebbe non sentirle più, perse nella nebbia (grigia)... era una bella sensazione.

Vorrà dire che per ora me ne starò su questa staccionata, con un filo d'erba in bocca, a guardare il mondo che mi esplode davanti.


Scritto in compagnia di un cd di Marvin Gaye (e uno scotch).




giovedì 16 ottobre 2008

Equivoci

Quando è successo, prima mi sono un po' incazzato, poi ho riso per quasi mezz'ora di fila.
Quest'estate mi sono sentito via sms con un'amica che era in vacanza, e per prenderla un po' in giro le ho scritto, in tono da "capo ufficio" la seguente frase.

"Buon divertimento, e mi raccomando, al tuo rientro esigo un rapporto completo sulla mia scrivania prima della riunione delle 9:30"


Ora, ammetto che mentre premevo invio avevo intuito che la frase poteva contenere una trappola, ma non ci badai più di tanto... il significato era chiaro no?!
Evidentemente no, visto che la sua risposta fu più o meno questa:

"Qui tutto bene grazie, mi sto divertendo! Però ti prego di non mandarmi più messaggi di questo tipo! La settimana prossima poi vado invacanza col mio fidanzato in vattelapesca* e rientro il 20"

Ma voglio dire, come si fa a fraintendere? Ok che il termine "rapporto completo" può essere equivoco, ma prima di fare l'offesa prova almeno a pensare se non potevo voler dire qualcosa di diverso dal "facciamo sesso sulla mia scrivania"!! Tra l'altro se anche avessi voluto intendere qualcosa del genere, vi pare che avrei mi sarei espresso questo modo??! "Esigo un rapporto completo sulla mia scrivania"?! Ma per piacere...

Ma dico io, a che stava pensando mentre leggeva il messaggio?! :-)


* sostituite vattelapesca con una località a caso del sud, non mi ricordo quale.

giovedì 31 gennaio 2008

Roma

Dovevo andare a letto prima lo scorso giovedì, sapevo che il venerdì sarebbe stato "campale", ma proprio non ce l'ho fatta.
Ho chiuso gli occhi alle 3 di notte, e quando alle 5 la sveglia mi ha riportato in vita mi pareva di non aver neppure dormito.
Mentre aspettavo che l'intercity Mantova-Roma partisse, non era però sonno quella che sentivo, piuttosto una piacevole sensazione, quasi un formicolio alla base dello stomaco, all'idea di chi avrei incontrato una volta giunto a destinazione: Curlyz e Khira, due angiolette conosciute quasi per caso nell'oceano della rete, e che in questi mesi ho sentito vicino a me in un modo che difficilmente riesco a spiegarmi.

Dico "difficilmente" perchè io di rado lascio entrare qualcuno nella mia vita, nel mio cuore, e poi perchè vivere sentimenti così forti attraverso il freddo filtro di un monitor e una tastiera è veramente cyberpunk, non convenite?

Eppure in questi mesi l'appuntamento quasi quotidiano con le signorine summenzionate è diventato sempre più importante, e in qualche modo profondo nonostante il tono spesso scanzonato delle nostre missive... difficile a spiegarsi visto da fuori, lo ammetto, ma la verità è che certi sentimenti non vanno neppure spiegati, ci sono e basta.

E pensavo a tutto questo mentre il treno correva nel buio che precede l'alba. Fuori il mondo poco a poco si popolava, paesi e cittadine si svegliavano pronti per una nuova giornata.
Bello, mi ha ricordato quando da piccolo viaggiavo di notte sulle autostrade assieme a mio padre, sul camion carico di vitelli in direzione Como.

Lettore MP3 e una raccolta di fumetti di Walt Disney (i Grandi Classici -  che se per una volta non leggo noir non muore nessuno no?) mi hanno tenuto compagnia per gran parte del viaggio... guardavo spesso fuori dal finestrino, e mi affascinava vedere il paesaggio cambiare man mano che attraversavo le regioni che separano la mia tranquilla cittadina "lumbarda" dalla Città Eterna.
La giornata era splendida, e il sole accarezzava con dolcezza le colline, le pianure, i campanili delle chiese, le campagne con le loro stradine sterrate.
E io mi sforzavo di non pensare alle mie due amiche speciali che mi aspettavano laggiù: leggere i Grandi Classici Disney richiede concentrazione cosa credete?!

E alla fine arrivo a Roma, stazione Termini. Mi alzo in piedi, controllo la profondità delle borse suboculari allo specchio (aaaaaarghhh) e col trolley mi avvio lungo il corridoio. Il treno si ferma. Scendo.

Le stazioni si assomigliano un po' tutte, quindi ho cercato di concentrarmi sull'aria che si respirava... nulla di nuovo anche li, cherosene bruciato male. Però la luce che filtrava dalle enormi strutture metallica era bellissima.

Mi avvio verso la testa del treno, e l'agitazione che avevo tenuto a bada inizia a farsi sentire di nuovo.
Supero la linea di stop del binario ed è questione di pochi secondi: vedo le due angiolette e le riconosco immediatamente (nonostante un "radicale" cambio di look di Curlyz hehe). Braccia al collo e baci, quasi da film... ma "veri" come forse mai mi era capitato di ricevere, e dare.

Mi ci è voluto qualche minuto per sintonizzarmi sulla (per me) nuova cadenza delle mie due ospiti, lo ammetto hehe, ma dopo il caffè #1 (non avrei mai immaginato quanti caffè mi sarei bevuto in quei 3 giorni!!) ero già allineato :-)
Al ritorno mi sono poi chiesto come "sentivano" loro la mia inflessione Mantovana. Chissà, forse suona ridicola e non me l'hanno detto :-)

Mentre sorseggiavano il caffè e chiaccheravano le osservavo...  era strano per me trovarmi di fronte a queste due bellissime ragazze (perchè lo sono, e se lo dico io credetemi), che ho conosciuto quasi esclusivamente per quello che scrivevano e per come lo scrivevano.
Nel mondo reale ci sono tanti dettagli in più: la voce, la gestualità delle mani, il sorriso, gli occhi, il profumo... e ciò che ho trovato stupefacente è quanto ogni dettaglio si fondesse perfettamente con l'immagine di loro che traspariva dai loro post e dai loro messaggi.

E così in quella stazione è iniziato il "nostro weekend"... non ne racconterò i dettagli perchè di quelli sono geloso, ma sono stati tre giorni davvero speciali, e io uso raramente questo termine, ve lo assicuro.
Ho conosciuto due ragazze straordinariamente simpatiche, dolci ed intelligenti, belle ed ironiche. E quando è stato il momento di salutarle, Curlyz sabato e Khira domenica, avevo addosso uno strano senso di felicità mista a malinconia.
Qualsiasi cosa significhi, ho già voglia di rivedervi angiolette.

Con affetto smisurato,
Derek

Le parole della settimana (Curlyz docet):
Roma, Treno, Amicizia, Caffè, Sigarette, Sonno, Occhi, Lumbard, Stanzetta Blu, Film Assurdi, Ancora Caffè, Pietre vecchie, Obelischi, B&B, Pizza, Sambuca.


ciro

domenica 30 dicembre 2007

Un ultimo post...

Una cara amica mi ha ricordato di un bellissimo "brandello" di uno dei libri elencati nel post precedente.
Si tratta del libro di King, e in particolare del racconto dal quale è stato tratto il film "Stand by me".

Stephen King - Stand By Me


"[...] Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poichè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella nostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero?
Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il nostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i nostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potremmo fare rivelazioni che ci costano per poi scoprire che la gente ci guarda strano, senza capire affatto quello che abbiamo detto, senza capire perchè ci sembrava tanto importante, da piangere quasi mentre lo dicevamo.
Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare."


A presto,
Derek