mercoledì 28 dicembre 2011

domenica 25 dicembre 2011

Natale 2011



Wilco - Jesus etc
Jesus, don't cry
You can rely on me honey
You can combine anything you want

I'll be around
You were right about the stars
Each one is a setting sun

Tall buildings shake
Voices escape singing sad sad songs
Tuned to chords strung down your cheeks
Bitter melodies turning your orbit around

Don't cry
You can rely on me honey
You can come by any time you want

I'll be around
You were right about the stars
Each one is a setting sun

Tall buildings shake
Voices escape singing sad sad songs
Tuned to chords strung down your cheeks
Bitter melodies turning your orbit around

Voices whine
Skyscrapers are scraping together
Your voice is smoking
Last cigarettes are all you can get
Turning your orbit around

Our love
Our love
Our love is all we have

Our love
Our love is all of God's money
Everyone is a burning sun

Tall buildings shake
Voices escape singing sad sad songs
Tuned to chords strung down your cheeks
Bitter melodies turning your orbit around

Voices whine
Skyscrapers are scraping together
Your voice is smoking
Last cigarettes are all you can get
Turning your orbit around

Last cigarettes are all you can get
Turning your orbit around
Last cigarettes are all you can get
Turning your orbit around

domenica 18 dicembre 2011

Basta che funzioni

Avrebbe potuto essere il post di capodanno, ma sarebbe stato troppo banale...

“Quanto odio i festeggiamenti di Capodanno. Tutti vogliono disperatamente divertirsi, cercando di festeggiare in qualche misera, patetica maniera. Festeggiare che cosa? Un altro passo verso la tomba? Ecco perché non lo dirò mai abbastanza: qualunque amore riusciate a dare e ad avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare, qualunque temporanea elargizione di grazia, basta che funzioni… e non vi illudete, non dipende per niente dal vostro ingegno umano, più di quanto non vogliate accettare è la fortuna a governarvi. Quante erano le probabilità che uno spermatozoo di vostro padre tra miliardi, trovasse il singolo uovo che vi ha fatti? Non ci pensate, sennò vi viene un attacco di panico.”




Basta che Funzioni (Whatever works) - Woody Allen - 2009

sabato 17 dicembre 2011

Welcome



Eccomi, nella nuova "casa". In un certo senso. E in più di un senso.
Splinder se ne è andato, o sta per andarsene, mySpace langue in un pantano di "inusabilità" e di pesantezza privi di senso... quindi ho fatto i bagagli, con un po' di nostalgia.
Stacchi i quadri dai muri, e vedi l'alone giallognolo li, sulla parete bianca che una volta era tua e che non sarà mai più.

Da quanto tempo non mi sedevo a scrivere? Scrivere realmente intendo... mesi. E' stato impressionante riprendere in mano i miei vecchi blog, e rendermi conto di quanto abbia scritto negli anni passati, e quanto invece poco sia riuscito a mettere nero su bianco in questo 2011.
Se avessi avuto bisogno di altre conferme su quanto sia stato duro questo anno... beh, direi che questa basta e avanza.
Ho riletto parecchio di quello che ho scritto dal 2007 ad oggi, quasi sempre con una specie di sorriso sulle labbra. Mi riconosco ancora in quasi tutto quello che ho scritto.. mi chiedo solo se il Derek del 2007 riconoscerebbe me. Credo che per lui sarebbe come osservare se stesso attraverso un vetro rotto. Non mi piace né pensarlo né scriverlo, ma è così.

Mancano pochi giorni alla fine dell'anno, ho fatto trasloco, alcune cose sono cambiate, altre sono successe, altre sono rimaste quello che erano, e io cerco di lottare contro quel tappo emozionale che mi impedisce talvolta anche di essere sincero con me stesso, di dirmi come stanno realmente le cose.
Anche adesso... queste dannate dita incespicano sui tasti, non sono più abituato a dire le cose.
Avrei bisogno di uno scrollone, o di un bacio, o di entrambi assieme. O di uno psicologo, o di parecchio whiskey, o di un cielo ampio e azzurro e zeppo di nuvole, per ubriacarmi di ossigeno e profumo di pini marittimi e salsedine fino a perdere i sensi.

E in questo assurdo anno, interminabile ma che allo stesso tempo, letteralmente, mi sembra iniziato ieri, ci sono state notti strazianti dove avrei persino pregato dio, un dio qualunque per riuscire a dormire più di mezz'ora di fila. Risvegli grigi e giornate senza sapore, sorrisi che mi sforzavo di ricambiare per amore, credibili forse solo a metà.
E' febbraio, Sally si ammala, probabilmente l'epatite l'aveva colpita già lo scorso autunno, ma solo adesso i segni diventano evidenti. Accarezzo quella schiena ogni giorno più magra, lei mi guarda dritto negli occhi... quella timidona non l'aveva mai fatto prima. Chissà cosa vuole dirmi... Sta con noi ogni ora, ogni minuto, e noi con lei. Tutte le mattine entra silenziosa nella camera da letto, viene a svegliarmi, appoggia il grosso muso bianco sul cuscino e sbuffa col naso fino a quando non mi decido a coccolarla. Sta meglio, le medicine funzionano, finalmente.
Poi arrivano i profumi della primavera, i primi tepori, le giornate scivolano nella notte più tardi. Vedo quella ragazza  dalla pelle candida seduta al tavolo... sorseggia vino da un calice. La sua figura elegante e prorompente sprigiona una  vitalità contagiosa, una sensualità naturale e irresistibile. Il contrasto tra la durezza della sua lingua e la dolcezza della sua voce mi colpisce... ci scherzo un po' su, la faccio ridere, e mi assicura che non è colpa del vino mentre mi sorride di rimando con le labbra e con gli occhi.
Restiamo in contatto, la tecnologia aiuta, le risate diventano gioco, il gioco diventa intimità, mentre il limite si sposta sempre di più e le notti si accorciano. E' tutto quanto folle, lo sappiamo entrambi, ma giunti sul ciglio del burrone ci lanciamo.
Sally sembra stabile, chiedo ai miei di tenermi informato, tra qualche giorno sarò di nuovo in italia. L'aereo atterra sulla pista larga e grigia, vedo il terminal avvicinarsi, i tralicci metallici e le grandi vetrate brillano sotto un sole splendente e diverso, probabilmente a causa del differente parallelo.
Una cena imbarazzata, inciampiamo nel nostro inglese, le luci delle candele illuminano una cucina immersa nel caos, risate, il parquet chiaro e scricchiolante del soggiorno, un grande divano, lenzuola bordeaux, i libri, i mobili scuri, il tavolo di cristallo. Mi sveglio col rumore della pioggia che picchietta sui vetri delle grandi finestre, forse ottocentesche. Il suo corpo caldo abbracciato al mio, il suo respiro profondo, rilassato. Dorme di gusto, e sento la dolce pressione del suo seno contro il mio petto, mi godo il profumo dei lunghi capelli, ricci e ribelli, così poco teutonici -penso-, e la sensazione della la mia mano che accarezza la sua pelle liscia.
Di fronte alla bellezza del corpo di una donna, riesco a volte a pensare che un Dio possa esistere veramente.
L'estate finisce, ha il sapore dolce e malinconico di una follia che, nonostante i timori del dopo, andava vissuta. E sorrido pensando al monologo finale di Basta che funzioni, di Allen.
“Ecco perché non lo dirò mai abbastanza: qualunque amore riusciate a dare e ad avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare, qualunque temporanea elargizione di grazia, basta che funzioni… ”.

L'estate si dissolve nell'autunno, e porta con se anche Sally.
Non riuscirò mai a dimenticare il suo ultimo respiro, quella  pancia rosa che si gonfia e si sgonfia poco a poco per l'ultima volta, i suoi occhi chiusi, l'espressione dolce del suo muso, l'odore di quell'alba stanca, e il rumore della pala che si conficca nel terreno bagnato.

Malinconia autunnale, spleen e umor nero, anche Baudelaire si toccherebbe le balle vedendomi. Il lavoro non aiuta, di giorno continuo a fingere di vendere case, di notte e nei weekend lavoro su tele digitali e pagine di codice. Nelle pause pranzo insegno. Riposo solo quando non riesco più fisicamente a procedere, non ho più energie.
Dovrei prendermi del tempo per me stesso - mi dico - e poi scoppio a ridere, perché non posso e mando affanculo tutto mentre cerco di prendere sonno, in vista di una nuova giornata popolata nel migliore dei casi da clienti squattrinati con manie di grandezza, nel peggiore da perditempo idioti.
Finalmente mi vengono pagati lavori arretrati, finalmente la camera da letto potrà passare dallo stato di effimera chimera a quello di realtà possibile.
Ikea e non solo, cacciaviti e brugole, montatori di armadi che sembrano terroristi islamici e che arrivano sotto casa con un Bedford bianco dell'ottantadue che mi ricorda per associazioni traslate Khomeini e l'Iran e i kalashnikov e i bazooka nascosti sotto i sedili e Rambo.
La casa è quasi finita, se iddio vuole. Terza volta che lo nomino nello stesso post, brutto segnale.
A novembre altri mobili, nuovi calli da cacciavite e martello, qualche litro di impregnante, e principio di intossicazione con vomito da solvente, perché sono un idiota, lo sanno anche quelli usciti da scuola radioelettra che quantomeno si aprono le finestre quando si fanno certi lavori, ma io non ci penso e poi fa freddo, cazzo.
Detergenti improvvisati fatti con birra e acquaragia, McGyver si rivolterebbe nella tomba. A una mente rilassata non verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere, diciamolo.

E la mia mente chiaramente non lo è, a scapito delle apparenze... ma sono sempre stato un asso della dissimulazione. Non soffrissi di solletico sarei un'ottima spia.

Sto dissimulando anche adesso? Non lo so più.
Vado a letto, buonanotte (o buongiorno) a chi ha letto questo delirio e... benvenuti nella mia nuova casa. Vado a sparare alla luna.

Ossequi.
S.




giovedì 28 luglio 2011

Mini recensione - Hobo with a shotgun (con Rutger Hauer)

Capolavoro di gore, ironia nera, cinismo e "denuncia", supportato da una fotografia micidiale, musiche che riportano ai John Carpenter d'annata, e una regia più che efficace. Per me è già un cult.
Machete, del buon Rodriguez (che comunque amo), a confronto era un compitino ben fatto e poco più.

Trailer

Colonna sonora


Per approfondimenti

lunedì 6 giugno 2011

Attento a dove ti perdi, amico mio

Piovve per tutto il giorno che passò davanti la tomba del suo amore
disse addio alla sua famiglia e ai suoi amici
buttò le sue cose in un'auto arrugginita
e si lanciò nella pioggia.
Arrivò a una chiesa in rovina
Dove viveva un vecchio
Che gli disse "attento a dove ti perdi, amico mio"

E parlò di significati perduti e senza nome
Che non si sono mai spostati dai loro logori e consumati luoghi
Di cose trovate nella ricerca infinita
di verità nascoste dietro la favola
Sotto la cenere e le braci giace solo una storia da raccontare
Attento a dove ti perdi, amico mio

C'è un fiore, sbocciato in una buia caverna
E' così bello, ma deve essere salvato
Eppure appassirà e morirà
Se mai questo fiore abbandonerà l'oscurità per la luce del sole

Calexico, Stray

lunedì 2 maggio 2011

Singapore - Tom Waits [Traduzione]


Percussivo, teatrale, immenso.

Tom Waits, Singapore

Ci imbarchiamo questa notte per Singapore,
Siamo tutti pazzi come cappellai, qui
Ho perso la testa per una berbera dalla pelle olivastra
Sono partito per la terra dei sogni
Bevuto assieme ai cinesi
Camminato per le fogne di Parigi
Danzato assieme ad un vento colorato
Penzolato da una corda di sabbia
Ora devi dirmi addio

Ci imbarchiamo questa notte per Singapore,
Non addormentatevi mentre siamo sulla terraferma
Fate una croce sul vostro cuore e sperate di morire
Quando sentirete i bambini piangere
Lasciate che le vostre ossa e la mannaia decidano il loro cammino
Mentre consumate i vostri peccati di carne
Attraverso il vicolo, tornerò dall'inferno
Quando sentirai quella campana suonare
Mi dirai addio.

Pulitele bene con la benzina
Fino a quando le vostre armi non saranno lucide e dannate
Da questo momento questa vecchia nave sarà la vostra casa
Leviamo l'ancora, dunque.

Salpiamo questa notte per Singapore
Prendete le coperte dal pavimento
Sciaquatevi la bocca fuori dalla porta
La città è di ferro e pietra
Ogni testimone sparirà
Diventeranno tutti sogni italiani
Riempitevi le tasche di terra
Portate via roba da poco
Via ragazzi, via, leviamo l'ancora.

Il capitano è un nano senza un braccio
Che lancia i dadi sulla banchina
Nel regno dei ciechi, un uomo con un occhio solo è re
Ricordatevelo

Ci imbarchiamo questa notte per Singapore,
Siamo tutti pazzi come cappellai, qui
Ho perso la testa per una berbera dalla pelle olivastra
Sono partito per la terra dei sogni
Bevuto assieme ai cinesi
Camminato per le fogne di Parigi
Danzato assieme ad un vento colorato
Penzolato da una corda di sabbia
Ora devi dirmi addio

http://youtu.be/TRbqtoH3gjA


domenica 24 aprile 2011

Feticismi

Stasera vorrei un film con le formiche giganti e l'esercito che spara coi carrarmati ma non riesce a fermarle, e uno scienziato alto non più giovane con la faccia seria che nessuno lo caga ma lui saprebbe come fare per liberare la città dagli insettoni, e che a un certo punto si mette in auto per andare a salvare la sua fidanzata che è bloccata in una stazione di servizio, che il caso ha voluto essere vicina alla tana dei formiconi.

Una film con un titolo tipo "It came from the desert", come quel videogioco uscito 20 anni fa e che si rifaceva ai film del periodo nucleare degli stati uniti.



p.s: Strani feticismi, lo so...

venerdì 22 aprile 2011

Folgorante (Il grande sonno)

"Il grande sonno - 1946"

Non so di cinema quanto vorrei, e ancor meno di letteratura, ma questo scambio di battute (quasi un 'a solo' del Generale, in realtà) mi ha letteralmente folgorato... perfetto, tagliente e più "profondo" di quanto uno si possa aspettare di trovare in un classico del genere hard-boiled, girato quasi settanta anni fa.

Merito di Chandler, sicuramente, e di un Faulkner scelto come sceneggiatore (Faulkner!!). E di un Humphrey Bogart favoloso, anche quando sta zitto.

Location: La serra privata di un vecchio generale in pensione, seduto su una sedia a rotelle. Caldo umido, soffocante.

"Norris, il maggiordomo: Il signor Marlowe, generale.

Philip Marlowe: Molto lieto.

Generale: Si sieda, prego. Brandy, Norris. (rivolto a Marlowe): Come lo vuole il suo brandy?

Marlowe: Nel bicchiere.

Generale:
Io lo prendevo con lo champagne, champagne freddo come il ghiaccio... con qualche dito di brandy.
(rivolto a Norris) Dagli una razione seria (si gira verso Marlowe) Mi piace veder bere la gente. Così va bene, Norris.
(vede Marlowe in difficoltà a causa del caldo) Può levarsi la giacca, se vuole.

Marlowe: La ringrazio.

Generale:
Fa troppo caldo qui per chiunque abbia sangue nelle vene. Ah, e può anche fumare. Mi godo ancora l'odore del tabacco.
Gran bell'affare quando uno è ridotto a godersi la vita per procura. Lei sta contemplando in me i miseri e malinconici resti di una vita spensierata.
Paralisi completa degli arti inferiori.
Non mangio quasi niente e il sonno è così vicino alla veglia che quasi si confondono.
Si può dire che vivo di calore, come un ragno appena nato.

(Si gira a guardare le orchidee alla sua sinistra)

Le orchidee sono una scusa per il caldo. (Torna a gurdare Marlowe) Ama le orchidee?

Marlowe: Non particoIarmente.

Generale: Sono orribili. La loro carne assomiglia troppo a quella umana, e il profumo ha la putrida dolcezza della corruzione."


Sono rimasto senza parole, e mi sono levato il cappello.

lunedì 18 aprile 2011

Aculei

Un'altra domenica,  un'altra giornata dove il lavoro non può assolvere a quell'unica altra funzione che riesce a rendermelo in qualche modo utile, oltre a quella di fornirmi lo stipendio. Ovvero distrarmi.

Distrarmi dal dolore provocato dagli aculei, che questa volta invece di fermarsi sulla pelle, si sono conficcati in profondità.
Pensavo di essermi abituato, pensavo di essere diventato bravo non solo a schivare i colpi, ma anche a non darle motivo di difendersi da me.
Ho tagli e cicatrici, e so che in parte me li sono cercati, ma questa volta è stato diverso, l'attacco è stato frontale e violento, come quello di un animale in trappola. Mi ha ferito, non solo il colpo sferzato, ma il sapere che in cuor mio ho fatto tutto il possibile perchè si fidasse di me,  per farle capire che non le avrei mai fatto del male,  che sotterrare una parte di cuore e una parte di me per poter comunque stare al suo fianco è stata una delle cose più difficili che abbia mai tentato di fare, e che forse, anzi sicuramente non era bastato.
E mi ha ferito scoprire che stava male per colpa mia. Mi chiedo cosa ho fatto... sarò stupido, sicuramente, ma non lo so, non lo so davvero.
Ed è primavera, stagione che per qualche motivo ho sempre associato a lei, e non gliel'ho mai neppure detto.
Di solito riesco a fingere di non sentire quelle fitte, ma non oggi. Oggi fanno male.



martedì 5 aprile 2011

Cadere dentro un'alba

"L'alba ha una sua misteriosa grandezza che si compone d'un residuo di sogno e d'un principio di pensiero." (V. Hugo)

Mi sveglio in auto, di soprassalto, in preda alla sensazione di cadere. Pochi secondi per riprendermi, e mettere a fuoco dove mi trovo. Mi osservo attraverso lo specchio retrovisore, non devo aver dormito benissimo, a giudicare dalla faccia.
Freddo, e muscoli indolenziti... esco per respirare una boccata d'aria e sgranchirmi un po'.
Dal bosco di pioppi alla mia destra arriva un profumo buono, che si mescola un po' a quello della strada, ancora deserta all'alba.

Devo fare colazione, più avanti troverò di sicuro un bar aperto.

lunedì 14 marzo 2011

Stagioni diverse

Febbraio 2011
Circa l'una di notte, sulle labbra il sapore dell'unico bicchiere di liquore bevuto quella sera, eppure sento l'effetto dell'alcool nelle gambe e nelle braccia. L'auto percorre la tangenziale soprelevata a nord della città, sotto una pioggia sottile, quasi invisibile, che si trasfroma in nebbia quando si infrange sul cofano. L'autoradio è spenta, si sente solo il rumore del motore e quello dell'acqua schiacciata dai pneumatici.
Socchiudo il finestrino per sentire il profumo dell'aria bagnata, ma è satura di idrocarburi del petrolchimico. Non mi abituerò mai a questo puzzo, a questi veleni.
Sotto di me, quello che resta del quartiere artigianale, adesso ridotto a un semideserto di capannoni chiusi, con le erbacce che crescono nei piazzali e le insegne scolorite. Alla mia destra, male illuminato da quei pochi lampioni che ancora funzionano, un grosso edificio cubico, nero e lucido sotto la pioggia che cade sulle vetrate di quelli che pochi anni fa erano probabilmente gli uffici. E' tutto così desolante...
A meno di due chilometri, oltre il ponte, oltre il lago, la città è ancora splendida e illuminata da dolci luci calde. Auto lucide si spostano da un locale all'altro, piene di ragazzi sorridenti che indossano piumini all'ultima moda, e ragazze con minigonne e stivali al ginocchio. Ma qualcosa si è incrinato, lo si percepisce anche dove le ombre della periferia morente sembrano più lontane.
Qualcosa si è rotto.
La tangenziale è deserta, premo sull'acceleratore. Il battito cardiaco aumenta sensibilmente, sembra seguire l'angolazione della lancetta del contagiri. Potrei rilasciare la pressione sul pedale ma non lo faccio, e la lancetta sale ancora. Le mani strette sul volante, gli occhi fissi davanti a me, il rombo del motore, l'acqua che scroscia sul parabrezza, adesso il cuore batte forte.
L'auto scivola letteralmente sulla lastra di acqua sotto di me, e mi chiedo cosa succederebbe se frenassi ora, o se provassi a sterzare. Un minuto, forse due. Poi, un respiro profondo, sollevo poco a poco il piede destro, il battito cardiaco torna normale. Imbocco poco più avanti lo svincolo che mi porta verso casa, ho bisogno di dormire adesso.


Luglio 2006
Sulla strada che collega Malaga a Siviglia, un'auto presa a nolo. Pantaloni corti, una maglietta rossa, la pelle abbronzata e calda, occhiali da sole.
Il vecchio zaino Invicta buttato sui sedili posteriori, finestrino abbassato, una gamba fuori. L'aria profuma di terra bruciata dal sole e uliveti. Oggi non tocca a me guidare, il mio unico compito è quello di scegliere il cd giusto da mettere nel lettore, ed eventualmente aprire qualche birra.
Il fascino del deserto andaluso è indescrivibile. Il cielo azzurro e terso si infrange contro la terra brulla, contro le strane formazioni rocciose disegnate dal vento, contro il verde scuro dei futteti e degli alberi d'ulivo, contro i muri bianchi di antiche case padronali, basse, larghe e solide, coi tetti piatti sostenuti da travi di legno scuro, e gli enormi pickup parcheggiati nella penombra di un pergolato o sotto una pianta.
Nessuna preoccupazione al di fuori del decidere dove ceneremo quella sera. Cerco tra i cd... avrei potuto tirare fuori qualcosa di drammaticamente a tema, come un disco degli Eagles, dei Calexico o di JJ Cale, e invece scelgo Something wicked this way comes degli Iced Earth, e lo inserisco nel lettore, non immaginando che per sempre quelle cavalcate rimarranno impresse nella mia mente con i colori di quel deserto e di quel cielo.
Ci sono momenti in cui tutto è, o sembra essere, perfetto, come se ogni granello di polvere, ogni molecola, ogni atomo dell'universo che ci circonda fosse esattamente dove deve essere, e quel momento l'ho riconosciuto nello stesso istante in cui lo stavo respirando.

mercoledì 16 febbraio 2011

The world inferno friendship society - Addicted to bad ideas (Traduzione)

Non sono sempre stato un mostro, una volta ero un principe
Ed ora, sono così spezzato,
così dipendente da cattive idee, dalla droga, e da tutta la bellezza di questo mondo, lo so.

Anche se sono diventato vecchio e ombroso, il grande cuore del mondo rimarrà sempre giovane
Non sono sempre stato un mostro, una volta ero un principe
Ed ora, sono così spezzato, così...

Non sono sempre stato un mostro, una volta ero un santo
Ed ora, dimenticato, in un angolo,
dipendente da cattive idee, e dal sangue che scorre attraverso i miei occhi, le mie mani e la mia gola.

Anche se sono diventato vecchio e ombroso, il grande cuore del mondo rimarrà sempre giovane
Non sono sempre stato un mostro, una volta ero un principe
Ed ora, sono così spezzato, così...

Perchè io posso, perchè nessuno può fermarmi,
perchè è la ricompensa per tutto ciò che ho perso
Per sentirti strattonare la mia anima,
Per sentire il pungiglione del tuo sguardo sul mio volto

Per fallire, e vivere a lungo

Non sono sempre stato un mostro, una volta ero un principe
Ed ora, sono così spezzato,
così dipendente da cattive idee e da tutta la bellezza di questo mondo.


The world inferno friendship society - addicted to bad ideas
Un concept album basato sulla storia di Peter Lorre, un attore icona del cinema noir dei primi del secolo scorso.


Un po' Billy Joel, un po' punk, un po' swing vecchio stile, un po' broadway. Mi piacciono.




lunedì 7 febbraio 2011

Dröm

Ed io essendo povero ho solo i miei sogni e i miei sogni ho steso ai tuoi piedi. Cammina leggera perché stai camminando sui miei sogni. (Yeats)

Era mattino presto, albeggiava, ed ero seduto al tavolo di una vecchia locanda. Il pavimento era fatto di assi di legno, consunte e cigolanti sotto i passi dei pescatori al ritorno dalla battuta mattutina.
Erano tutti giovani uomini, enormi, con sorrisi sinceri seminascosti dalle barbe bionde, berretti di lana calati quasi fin sopra occhi sereni e soddisfatti, nonostante la stanchezza.
Parlavano una lingua che non capivo, forse era svedese, e scherzavano con la donna che dall'altro lato del bancone sorrideva e porgeva a loro enormi tazze di caffè fumante.
Attorno a me, tavoli rotondi di legno scuro e antico come quello del bancone, e le semplici robuste sedie accatastate sopra di essi. Dalle finestre del locale entrava una malinconica luce grigia, sui vetri le prime goccie di pioggia, e all'orizzonte il mare, ancora più grigio e striato della schiuma delle onde. In lontananza, navi cargo.
Davanti a me una grande tazza di caffè nero, e dall'altro lato del tavolo una ragazza dai lineamenti dolci. Aveva gli occhi azzurri, i capelli biondo cenere, lunghi e mossi, e teneva tra le mani un quaderno rilegato in pelle.
Era incinta, aspettava una bambina. Sfogliava con me le pagine di questo diario, pieno dei pensieri scritti con una biro blu, in una calligrafia tonda ed elegante, e c'erano disegni colorati di fiori e farfalle, e sorrideva, e gli occhi le brillavano di un amore che forse non avevo mai visto in vita mia, o riconosciuto.
Era un regalo, per sua figlia. Voleva che un giorno potesse leggere tutto ciò che era stata sua mamma in quei 9 mesi in cui l'ha cresciuta nel proprio ventre, e mentre mi raccontava queste cose io tenevo stretta la tazza di caffè bollente tra le mani, quasi fino a farmi male, per riuscire a non commuovermi di fronte a lei, soverchiato dalla purezza del suo cuore, e da una strana, inspiegabile malinconia che cresceva tanto più la osservavo, radiosa, mentre sfogliava quelle pagine.

Esterno giorno, primavera, sole, un grande tavolo imbandito all'aperto nel cortile di una vecchia latteria. Il cancello, poi la strada, poco trafficata, grigia e piena di buchi, e poi campagna, tutto attorno a noi. Avevo finito di pranzare, e avevo deciso di fare una passeggiata attorno alla grande costruzione di cemento armato dove vengono stipate le forme di formaggio. Lontano dal tavolo, il silenzio sembrava quasi innaturale, spezzato solo dal frinire delle cicale. Mi ero accorto che il sole stava già calando, ed era strano... solo pochi minuti prima era pieno pomeriggio. Mi avvicino ad un fabbricato che ricordava un grosso garage, e scorgo all'interno alcuni dipendenti della latteria. Stranieri, carnagione scura, rasati, folte barbe nere. Sembravano seccati dalla mia presenza, uno di loro copre con un telo quello che stavano osservando prima che arrivassi. Una cassa di legno, di quelle che vengono imbarcate via aereo. Mi accorgo che uno di loro ha in mano una spranga di ferro, e fa per muoversi nella mia direzione. Nessuno degli altri lo ferma, e dopo alcuni passi inizia a correre verso di me brandendo quell'arma improvvisata. Scivolo sulla ghiaia mentre cerco di girarmi, con la coda dell'occhio vedo che anche gli altri si stanno muovendo. Imbracciano quelle che sembrano armi automatiche leggere, un paio di loro indossano maschere antigas. Corro più veloce che posso, raggiungo il tavolo ancora imbandito mentre la sera mi rovina addosso tutta in un colpo. Urlo a squarciagola agli altri di scappare, mi guardano con espressioni interrogative fino a quando si accorgono dei miei inseguitori. Iniziano a correre tutti verso il cancello d'ingresso, sento degli spari, hanno fatto saltare le luci che illuminavano lo spazio antistante la latteria, e piombiamo tutti in un buio pesto, non si vede più nulla. Urla alle nostre spalle, in arabo, altri spari, le pallottole mi fischiano attorno, alcune si conficcano negli alberi con umore sordo. Mi giro, hanno vessilli infuocati, che illuminano di giallo e di rosso le loro maschere antigas. Ora le indossano tutti. Il granoturco sull'altro lato della strada è alto, mi infilo a velocità folle tra i fusti con il cuore in gola, mentre dietro di me sento cani che abbaiano rabbiosi, neri (lo so), e feroci.

Dovevo solo fare colazione con un caro amico, che era tornato in Italia da Londra per qualche giorno, attorno alle feste di Natale. Mi manda un sms: "Dai, raggiungici al bar vicino alla stazione di servizio". Era tardi, quasi ora di pranzo, ma assicuro mia mamma che sarebbe stata una cosa veloce, giusto un cappuccio e una brioche con Luca e Alessandro. Salgo in macchina e imbocco la strada provinciale che porta al bar. Ma il cielo era innaturalmente azzurro e brillante, e quella che doveva essere una piattissima, normalissima strada provinciale della pianura padana si alza, sempre di più, e diventa un enorme infinito ponte sospeso. Quasi ma manca il respiro nel salire su questo ponte inaspettato, un po' come quando sull'ottovolante di Gardaland sali sali, e tutto la sotto diventa sempre più piccolo.
Anche le nuvole sono diverse, bianche come panna, e con quella caratteristica forma "oceanica"... piatte sotto, gonfie e altissime sopra. Scendo da questo ponte e scopro che fa parte di un gigantesco reticolo di strade e incroci sovrapposti, architetture stradali folli, simili a quelle che si possono vedere alle porte delle grandi città americane. E a tutti gli effetti, non potevo decisamente trovarmi a soli 2 km da casa... alla mia sinistra c'era l'oceano, mentre alla mia destra, oltre al parcheggio circondato da alte palme e un prato curatissimo, Luca ed Alessandro mi aspettavano seduti sotto un grande ombrellone color panna, al tavolino del famoso "bar vicino alla stazione di servizio". Stazione di servizio che non ho visto, ma ero troppo inebetito da tutto quello splendore verde e azzurro e bianco per farmene un problema.

Fa caldo sulla spiaggia semideserta. Lo sciabordio del mare si mescola al canto dei gabbiani in lontananza, e il vento è giallo di sole e dolce. E' coricata di fianco a me, sonnecchia serena. L'ultimo bagno le ha tolto la crema solare, e mi sono offerto di darle una mano a spalmarsela di nuovo, almeno sulla schiena, suvvia. Ha sbuffato poco convinta e poi mi ha lasciato fare, sorridendo un po'. Le scosto i lunghi capelli, qualche goccia di crema e poi e lascio scorrere le mie mani sulla sua schiena. Delicatamente le slaccio il reggiseno, facendo cadere i laccetti ai lati. Mi chiedo se stia realmente dormendo o se fa solo finta. Sorridendo, resisto alla tentazione di darle un bacio sul segno rosso lasciato dal gancetto, e di morderle piano quel collo esile ed elegante. E' splendida e fatico a distogliere lo sguardo da lei, dalla sua pelle, dalla curva dei seni che si scorge sul fianco.
Allora guardo la collina di fronte a me, selvaggia e rigogliosa, col verde delle piante e l'azzurro del cielo sbiaditi dalla foschia estiva, umida e calda. E' proprio necessario svegliarsi?

martedì 11 gennaio 2011

I miei film del 2010

Una veloce rassegna dei miei film del 2010. Non che per forza sono usciti, al cinema o in dvd, nel 2010... semplicemente li ho visti quest'anno. Ecco perchè ho scritto miei film.

Se avete qualche consiglio per farmi iniziare bene quantomeno filmicamente questo 2011, lo spazio per i commenti è vostro.

Watchmen
Per quanto non abbia amato alla follia (eufemismo) 300, non posso non levarmi il cappello di fronte al regista Zack Snyder. Questo film, trapsosizione cinematografica di una graphic novel americana, è un piccolo capolavoro di fotografia, regia e sceneggiatura (che ok, non era originale), che porta sullo schermo un 1985 alternativo dove Nixon è ancora al potere, dove la guerra fredda sta per giungere ad un nucleare ed inevitabile epilogo, e dove alcuni ex giustizieri mascherati -messi fuori legge dal decreto Keene- cercano di capire chi ha ammazzato uno di loro.
Una trama non lineare, piena di flashback, e un mondo al crepuscolo, violento, dove gli eroi mascherati sono cinici, disadattati, paranoici... non è di certo il classico "film con i supereroi" à la "fantastici quattro" (tra parentesi, film pietoso, sia il primo che il secondo).
Impossibile non amare Rorschach e la sua integrità, pura folle e malata.

(Anche se devo dire che pure la tuta in latex della bella Laurie non era affatto male ;-))

The producers - Una gaia commedia neonazista
E' stato tratto, ho scoperto, da un famoso musical di Broadway scritto da Mel Brooks. Dovevo arrivarci subito, dal titolo.
Ad ogni modo, se non amate i musical lasciate perdere, ma se non vi spaventa l'idea di una recitazione a tratti parodistica, di una trama forse poco cinematografica, e naturalmente gli intermezzi musicali, dategli una possibilità. E poi ci sono Matthew Broderick e Uma Thurman!
La storia: un produttore di Broadway (!) in rovina scopre grazie al suo timido ragioniere che forse potrebbe fare soldi, anzichè cercando il successo, organizzando il più grande fallimento di tutti i tempi.

Up
Avevo letto mesi prima la sinossi del film, avevo visto i teaser prima, e i trailer dopo... niente da fare, non mi convinceva. Fiacco, banale. "Questa volta Pixar toppa" pensavo, "cosa può esserci di interessante in un vecchio che vola con la sua casa in sud america, in compagnia di un piccolo ciccione di origini asiatiche?!"
Naturalmente mi sbagliavo.

E per un milione di motivi, non riesco a non commuovermi ogni volta che lo guardo.

Wall Street
Si, è uscito il 2 ma io sto parlando dell'1, che sono riuscito a vedere dopo soli ben 23 anni dalla sua uscita. Sapete, non ho avuto un momento libero...
Ad ogni modo, uno splendido spaccato del mondo finanziario ed economico, dove vince chi ha la bocca più grande e gli artigli più affilati. Micheal Douglas fa faville, e la coppia Charlie & Martin Sheen (figlio e padre anche nella vita reale) funziona. L'eco degli anni '80 c'è, ma è più sottile di quello che mi sarei aspettato, e comunque non abbastanza da relegare il film nella categoria "ah si quei film sugli yuppies degli anni ottanta".

Treno per darjeeling
Il tocco delicato di Wes Anderson crea questo piccolo "road movie" divertente e drammatico, ambientato in India, dove 3 fratelli che non si parlano da secoli si incontrano per ritrovare il legame che un tempo li univa. Sulla strada (ferrata) che li porterà al convento dove si è ritirata a vivere loro madre, avranno tempo per conoscersi, poco a poco, di nuovo.
Con Owen Wilson, Adrian Brody, Jason Schwartzman e un fantastico cameo di Bill Murray (ma quanto adoro questo attore?!). Il cast non è niente male eh?

Daybreakers
Di film sui vampiri non è che se ne senta proprio la mancanza eh. Forse di film fatti bene si, magari con una storia che non sia una banale melassa per teenager in calore, volendo. Se poi ci sono vampiri come protagonisti va be, vediamo di cosa si tratta.
In un mondo interamente popolato di vampiri, che vivono vite normali, con lavori normali e relazioni normali, cosa succede se il sangue inizia a scarseggiare? Che ci fanno un film, ad esempio. Gradevole, per di più.

Basta che funzioni
Il protagonista è un vecchio tronfio rompipalle, un ex professore universitario candidato al premio Nobel per la fisica (se non ricordo male) che dopo un fallito tentativo di suicidio si ritira a vivere da solo, nella sua casa di New York, cercando di isolarsi il più possibile da chi non ritiene intellettualmente alla propria altezza. Il che significa quasi tutti. Poi una notte una giovane ragazza con più cuore che neuroni entrerà a far parte della sua vita.
Certo, il protagonista avrebbe potuto farlo direttamente Woody Allen, che qui è solo sceneggiatore e regista, ma credo gli servisse uno con una faccia un po' più da stronzo e meno da nerd invecchiato.
Divertente. Se non odiate Allen.

Moon
Quella fantascienza "lunare" anni '60 un po' mi mancava. Atmosfere rarefatte (e ci mancherebbe, siamo sulla luna!) e ritmi lenti per un film che probabilmente non piacerà a chi vuole le battaglie stellari, le esplosioni, robot umanoidi, alieni pistoleri e principesse coraggiose.
Credo invece che piacerà a chi ha amato "Spazio 1999", i film di Hitchock e Ai confini della realtà.
E bravo Sam Rockwell.

A Serious Man
Un film dei fratelli Cohen, ambientato nel Midwest degli stati uniti, anno 1967. Un uomo, professore di fisica, cerca di vivere la sua vita nel miglior modo possibile, da buon mensh (in Yiddish, un uomo di integrità ed onore). Ma la sua vita è piena di guai, di cose che non vanno come dovrebbero, di problemi piccoli e grandi, che scuotono quella che apparentemente è una forma di radicale apatia (ma che sembra semplicemente una pellicola che avvolge l'IO urlante di questo pacato professore del Minnesota) e si rivolge a tre diversi rabbini per cercare aiuto, per non precipitare.
Delicato, "ebraico", ironico, malinconico, drammatico, e bello. Magari non guardatelo se siete col morale a terra.


Lost (serie tv)
Non ci credevo. Che una serie di millemila episodi come questa riuscisse a catturarmi così, trascinandomi fino all'ultimo episodio.
Eppure ce l'ha fatta. Complice una sceneggiatura brillante, intricata e surreale, personaggi riusciti, e una regia efficace nel saper tener viva la tensione.
Poco importa che il finale sia stato una sorta di "boh", che ha scontentato molti, e che ha portato alcuni altri a cercare di riannodare tutti i fili della trama alla luce di questo strano finale, ma la strada per arrivarci è stata divertente.
Molti i simboli, i richiami (abilmente occultati) a religione e mitologia, e tante le citazioni ad un'altra surreale serie di culto, "The prisoner".

lunedì 10 gennaio 2011

Mezzanotte, circa

Addormentarsi ascoltando questa canzone,
col libro aperto a pagina 217 appoggiato sul petto,
guardando fuori dalla finestra la nebbia muoversi lenta.
Le mani sono vuote, non c'è nulla da stringere.
E se anche ci fosse, mi scivolerebbe piano tra le dita.
Proprio come nebbia.

I don't want to set the world on fire
I just want to start a flame in your heart

In my heart I have but one desire
And that one is you
No other will do

I've lost all ambition for worldly acclaim
I just want to be the one you love

And with your admission that you feel the same
I'll have reached the goal I'm dreaming of

Believe me

I don't want to set the world on fire
I just want to start a flame in your heart