mercoledì 26 dicembre 2007

[Racconto] La fuga

Nota: questa è la seconda revisione del racconto. La prima mi piaceva ma non mi convinceva fino in fondo. Prima ho ascoltato i consigli di mio fratello e di alcuni amici, e poi ho fatto di testa mia come sempre, ma ora mi convince molto di più.
Riporto alla fine il commento che la pregevole CurlyzTerron aveva scritto sul vecchio post... ;-)


nyc
La Fuga


[ Esterno, New York. 22 Dicembre, ore 19. Quattordicesima strada. C'è aria di Natale. Stanno cadendo i primi fiocchi di neve della stagione, le luminarie sono accese, e le luci calde dei negozi inondano i marciapiedi affollati. ]

Uomo (pensa): Dannazione che freddo. E mancano ancora 4 isolati. Ma perché io? Lo sapevano che oggi pomeriggio avrei dovuto prendere il volo per Parigi, che senso ha bloccare me quando uno qualsiasi dei loro tirapiedi poteva benissimo fare il lavoro?

[ Mentre cammina l'uomo osserva la folla che gli viene incontro. Una robusta signora un po' avanti in età cammina a passo decisamente spedito, quasi correndo. Tiene per mano un bimbo di circa 6 anni, e nell'altra una grossa borsa straripante di regali ]


Uomo (pensa): Vecchia patetica grassona. Guardala come si affanna per raggiungere l'autobus prima che riparta, con la fronte imperlata di sudore, rallentata dalla stupida zavorra di quei regali inutili e da quel piccolo impiastro di suo nipote.
E tutto per cosa? Con ogni probabilità tra pochi anni la sbatteranno in un fetido ospizio, il caro nipote andrà a trovarla solo per riuscire a strappare qualche centinaio di dollari dalla sua misera pensione per potersi procurare del crack e lei nel giro di poco creperà, sola, triste e abbandonata.

E pensare che potrei risparmiarle tutto questo dolore con così poco, davvero così poco...


[ L'uomo continua a camminare verso la sua meta. ]

Ancora un isolato e sarò arrivato. Il palazzo chiuso per restauri all'incrocio con la terza, vicino alla metro. Decimo piano. Attenzione, l'ascensore non va. Ottimo.

E mi chiedo ancora perché hanno scelto me. Cazzo, io non faccio queste cose da anni... io lavoro dall'alto, di precisione, nell'ombra. Sono un cecchino dannazione, non un fottutissimo macellaio.

E' sempre così con gli Italiani... Usano chili di tritolo per uccidere un coglione davanti a casa, rischiando di far saltare in aria tutto il vicinato, e quando basterebbe un picchiatore e  una vasca d'acido chiamano un cecchino. Coglioni.
Ma almeno pagano bene. Per meno di diecimila non mi sarei mosso. Ne hanno offerti ventimila. Mi sono mosso.
Con i cinesi mi trovo molto meglio, loro si che sanno riconoscere la professionalità e il valore di una persona. I migliori però sono i russi... con loro si fanno veri affari d'oro. Adoro Mosca! L'adoro, veramente!

[ Mentre pensa, l'uomo raggiunge la meta. Il palazzo è vecchio e grigio, con impalcature sui due lati visibili dalla strada. Le finestre sono nere orbite vuote. La neve cade più fitta ora. L'uomo entra dalla porta di servizio, grazie alla chiave che i suoi committenti gli hanno fornito. Accende le luci di emergenza. Sale le scale. ]

Uomo (pensa): Queste scale sono un supplizio. Quando arriverò lassù sarò così stremato che non avrò più voglia di far fuori quel disgraziato.
Devo ricordarmi di chiedere a Josh perché il decimo piano, per quale masochistico motivo hanno portato il figlio di Benetti fino lassù. E perché l'hanno lasciato solo per più di 24 ore, cazzo.
E se si fosse liberato? E se fosse addirittura già scappato? Potrebbe essersi calato lungo le impalcature, e... Beh, se così fosse, col cazzo che lo ritrovano. Ah!

[ Raggiunge il decimo piano. Si appoggia al muro alcuni secondi per riprendere fiato. ]

Uomo (pensa): Non si sente nessun rumore. Vuoi vedere che lo stronzo si è liberato sul serio?

[ Estrae la pistola, si affaccia sulla stanza dove dovrebbe essere tenuto il figlio di Benetti. Non ci sono porte. I muri sono tutti a pezzi e "decorati" con scritte oscene e pseudo-murales di pessima fattura.
Entra.
C'è una sedia in mezzo alla stanza. E' rovesciata ma il ragazzo vi è ancora seduto sopra, mani dietro la schiena e caviglie legate alle gambe della sedia stessa con robusto nastro adesivo, lo stesso che gli copre la bocca. O è morto o sta dormendo. Vicino c'è una piccola stufetta a gas. Una fiammella azzurrognola vibra dietro la grata metallica della stufa.
L'uomo si avvicina, vede che il ragazzo respira ancora. Afferra lo schienale della sedia e con un rapido scatto rimette in piedi la sedia col malcapitato ad essa legato. Il ragazzo si sveglia di colpo. Dietro il nastro adesivo cerca di urlare. ]


Uomo (dice): Buongiorno giovanotto! Che si dice da queste parti? Oh, scusa... non avevo notato il nastro...

[ L'uomo ha un sorriso amaro stampato sulla faccia. Rimane in silenzio qualche secondo. Guarda il ragazzo. ]

Uomo (pensa): Avrà 14 anni al massimo. Cazzo, cazzo. Non me l'avevano detto che era così giovane.

[ L'uomo è serio. Guarda il ragazzo negli occhi. ]

Uomo (dice): Sai perché sono qui vero? Se sei "sveglio" quanto tuo padre probabilmente no... ad ogni modo ti do due indizi:
1) sono un uomo cattivo
2) ho una pistola.

Provaci, è facile...

[ L'uomo si gira, e va verso la finestra. Medita. Il ragazzo emette mugolii continui. ]

Uomo (pensa): Merda, non sono un macellaio. Io non uccido persone, io abbatto "bersagli", è totalmente diverso. La mia è un'arte, fatta di studio, preparazione, metodo. E poi dannazione, non ho mai ammazzato ragazzini. Italiani del cazzo, la prossima volta ci venite voi qui a far saltare le cervella a un bambino.

[ L'uomo guarda il ragazzo. E' terrorizzato, e lancia sguardi disperati attraverso la stanza, cercando pietosamente qualche improbabile via di scampo. L'uomo si avvicina e lo fissa negli occhi senza dire nulla. Il ragazzo trema come una foglia. Le fioche luci di emergenza al neon vibrano nella stanza. Si sente il loro ronzio ]

Uomo (pensa):
Alla sua età giocavo a baseball nel campetto della scuola. Felice.
E lui è qui, cosciente del fatto che la sua vita sta per finire (se vogliamo essere precisi, per mano mia), che non potrà mai scoparsi la ragazzina bionda che frequenta il corso di biologia, che non potrà riabbracciare sua mamma e quel coglione di suo padre (che l'ha cacciato in questo guaio)...

Eppure... forse potrei... no, ma cosa mi passa per la testa dannazione. Lasciarlo libero? No, è escluso...

[ L'uomo chiude gli occhi per qualche secondo, e poi si guarda attorno. C'è un tavolo con il piano in metallo. ]

Uomo (pensa): Il bordo è tagliente. Si, sarebbe plausibile! Il ragazzo avrebbe a tagliato il nastro che gli legava le mani dietro la schiena sfregandolo su questo bordo, riuscendo a liberarsi poi del tutto e finalmente scappare dal palazzo. Il nastro è molto resistente ma quelle teste di cazzo l'hanno lasciato solo per 24 ore, avrebbe avuto tutto il tempo...

[ Il ragazzo lo guarda, non capisce cosa stia pensando l'uomo, sa solo che non è ancora morto e la cosa sembra già tranquillizzarlo. ]


Uomo (pensa): Sarebbe una soluzione perfetta, nessuna prova contro di me, e gli italiani se la prenderanno solo con i 2 cretini che hanno rapito il ragazzo per poi abbandonarlo qui in questo palazzo in attesa che arrivassi io.

Non potrà uscire la porta di servizio, io sono l'unico a parte loro ad avere le chiavi. Dovrà per forza di cose scendere usando le impalcature...




[ L'uomo si avvicina alla finestra e osserva le assi di legno e le travi che le sostengono ]


...che non sono in ottime condizioni ma tutto sommato dovrebbero reggere il suo peso. Una volta raggiunta la strada sarà salvo. Ci sono un paio di poliziotti dall'altra parte della strada. Gli basterà correre da loro.

[ L'uomo è serio, e piano piano si porta al centro della stanza. Il ragazzo ora è confuso, e segue i suoi movimenti. I suoi occhi implorano una spiegazione. ]


Uomo (pensa): Già, già... perché no? Perché non farlo, perché non combinare una volta tanto una buona azione? Una goccia nel mare di dolore e odio che ho alimentato nel corso della mia vita... E in fondo è anche Natale, la tradizione vuole che siamo tutti più buoni e... perché no?


[ L'uomo chiude per un attimo gli occhi. Quando li riapre sta sorridendo. ]

Uomo (dice): Beh, perché NO!

[ BANG. Un boato rompe il silenzio tremolante della stanza. Il proiettile colpisce il ragazzo proprio al centro della fronte. L'impressione di attonita incredulità sul volto. La sedia si ribalta all'indietro, e scivola per quasi mezzo metro. ]

[ L'uomo estrae un fazzoletto immacolato, col quale pulisce la canna dell'amata Desert Eagle, e sorride sardonico. ]

Uomo (dice):
Fanculo, a me il Natale è sempre stato sul cazzo.

[ Stacco di scena. Inquadratura dall'alto. Esterno. Si vede l'uomo uscire dal palazzo dalla stessa porta dalla quale era entrato. Ora nevica fitto. Si incammina. Le sue orme si mischiano a quelle della folla che inonda i marciapiedi della Quattordicesima strada. ]




Commento di CurlyzTerron:
cazzarola....avevo già in mente lo sguardo di gratitudine che il ragazzo, prima di uscire dalla stanza, avrebbe lanciato al suo salvatore...ma che ce voi fà..io sono una romanticona!!! :-D

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