mercoledì 10 febbraio 2010

Ancora tempo...

Esterno, giorno. Una calda mattina di fine giugno. Un bambino di quasi sette anni con i capelli rossastri e le lentiggini, pantaloncini corti troppo larghi e una maglietta a righe, cammina sul ciglio di una strada sterrata, bianca e piena di sassi bianchi. Non era molto lontano da casa, ma abbastanza per sentire vibrare un piacevole, sottile senso di libertà. Stava diventando grande, i genitori non lo obbligavano più a restare nel giardino di casa.
Non aveva molti amici, si era trasferito li da poco, ma non ne sentiva la mancanza. Aveva con se la musica.
Era una ridicola ma meravigliosa radiocuffia, enorme per la testa del bambino, e che infatti continuava a scivolargli avanti e indietro. Era di uno strano colore viola scuro, metallizzato, e aveva una lunga antenna cromata. Cambiava stazione radio ad ogni passo, ma il ragazzino non se ne curava, era fantastica, uno dei più bei regali che il suo papà potesse fargli.
La sera prima era andato con i genitori e il fratellino piccolo, ancora nel passeggino, a una di quelle sagre di paese che adorava, e si era innamorato di questo strano oggetto visto per caso sul lenzuolo di un venditore ambulante, in mezzo a braccialetti e collane fosforescenti, e alle cassette di Viola Valentino e dei Pooh. Per molti forse era poca cosa, ma per lui era stato davvero un bellissimo regalo.
E' felice, con tutto quel cielo sopra di lui, e il sole che gli scalda la testa. La campagna attorno a lui è sconfinata, bruna di terra scura e brillante di verde.
C'è un piccolo fosso non molto distante dalla strada, l'acqua è trasparente e si vedono piccoli pesci scuri guizzare veloci tra le ombre verdastre. Il papà gli aveva detto che presto sarebbero andati a pescare assieme, e non vedeva l'ora.
Il bambino si corica sull'erba vicino al fosso, ascoltando la sua musica, e se ne sta li a guardare le lame di azzurro e giallo del sole attraverso i rami degli alberi. A casa lo aspettano i genitori e il fratellino piccolo, ma c'è ancora tempo, prima di pranzo. Ancora tempo.


C'è un qualcosa che non riesco a non trovare tragico nella perdita dell'innocenza, della purezza, dello "stupore" genuino di un bambino. Più tragico della morte, in un certo senso, e altrettanto inevitabile. Io ce la metto tutta, ma quel bambino mi manca.

3 commenti:

  1. uhm...
    io non credo che tu abbia perso del tutto quello stupore...
    forse non basta una radiocuffia, ma di certo ci sono cose che ti stupiscono....

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  2. @streghetta: si, forse da qualche parte c'è ancora ed è solo il periodo che sto vivendo che me la nasconde alla vista.
    Però la perdita dell'innocenza, purtroppo, quella c'è... non puoi vivere in un mondo come questo e riuscire a mantenerla. Ed ha un gusto parecchio amaro, questa cosa... Sono il principe dell'ottimismo eh in questo periodo? Mi faccio paura da solo...

    @antartica: bello questo estratto sai? Veramente :-) Purtroppo già in questo periodo sto guardando il mondo con occhi nuovi, e forse è quello il problema. O ritorno agli occhi di prima, o spero di trovare al più presto un altro paio di pupille. ;-) Grazie...

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  3. guarda... potresti battere i miei periodi peggiori... quasi

    ma passa, tutto passa, ste'
    devi un poco anche deciderlo

    eppoi... con una casa nuova tutta da inventare come fai a non essere un poco incosciente ed ingenuo?
    Il fatto che credi nel futuro ti rende tale per default

    un abbraccio

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